“Non è finita finché non è finita” è il motto di chi non vuole arrendersi fino a che esiste anche una minima speranza di riuscita. Devono averlo pensato anche Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF che uniscono le forze contro la realizzazione del ponte di Messina. Sebbene il governo abbia già dichiarato che ormai nulla osta la realizzazione dell’opera, in realtà esiste ancora un passaggio decisivo; il vaglio della Corte dei Conti.
La lotta per bloccare il Ponte di Messina non si ferma.
Insieme a Greenpeace, Legambiente e Lipu abbiamo presentato alla Corte dei Conti una memoria sulla delibera CIPESS relativa alla realizzazione del Ponte sullo Strettohttps://t.co/boohkiSmMl pic.twitter.com/8lzZEXckYk
— wwfitalia (@WWFitalia) September 12, 2025
Le quattro associazioni ambientaliste hanno presentato una memoria alla Corte dei Conti sulla delibera relativa alla realizzazione dell’opera che dovrebbe collegare la Sicilia alla Calabria.
La delibera del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) sottolineano le associazioni, “è stata assunta nonostante il permanere di gravi elementi di indeterminazione derivanti dal mancato completamento di test di tenuta essenziali al progetto, oltre che da fondamentali approfondimenti sismici necessari.”
Il 6 agosto 2025 il Cipess ha approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina, ma manca sempre il visto della Corte dei conti.
Nel frattempo Salvini sta lavorando al Ministero. Video di @ministerodeimeme #salvini #pontesullostretto pic.twitter.com/XETuK5zVGq
— MemedallaTerzaRepubblica (@MemeTerzaRep) September 11, 2025
Compito della Corte dei Conti è di effettuare un controllo di legittimità sulla delibera. Si tratta dell’ultimo step prima che la delibera che consente la realizzazione della maxi opera sia pubblicata in Gazzetta Ufficiale, diventando efficace a tutti gli effetti.
Le associazioni hanno sollevato anche delle problematiche di costituzionalità sulla normativa speciale per il Ponte.
In particolare i pareri della Commissione VIA VAS presenterebbero “vizi istruttori in relazione sia alla procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via), sia alla procedura di Valutazione di incidenza (Vinca), in violazione delle direttive comunitarie in materia ambientale, oltre che in relazione al Trattato dell’Unione per quel che riguarda la mancata applicazione del principio di precauzione.”
Nel dettaglio, nella memoria trasmessa alla Corte dei Conti, sono stati contestati i motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, “attestati dal Governo per giustificare l’approvazione dell’opera, primo fra tutti la presunta funzione militare del Ponte, dichiarata solo nel tentativo di eludere un parere comunitario e, poi, di inserire i costi del Ponte tra quelli delle spese militari.”
Le parole di Matthew Whitaker, ambasciatore degli Stati Uniti alla Nato, hanno creato un certo imbarazzo al governo. L’obiettivo da centrare del 5% di spese militari va infatti raggiunto solo con investimenti direttamente collegati alla difesa, e non con progetti accessori come appunto il Ponte sullo Stretto di Messina. Angelo Bonelli (AVS) ha commentato: “L’interesse strategico militare viene confermato come un falso ideologico, che serviva solo per portare a casa un progetto da 15 miliardi di euro”.
Per quanto riguarda, invece, il rischio geologico della zona, il geologo Mario Tozzi ha sottolineato sui suoi social: “È solo una questione di quando, non di se, e di magnitudo, se maggiore o attorno a 7,1 Richter (come stimato per il 1908), ma questa è la zona a maggior rischio sismico del Mediterraneo (Ingv). Il ponte potrebbe reggere, ma RC e ME certamente collasserebbero. La domanda è: non sarà meglio adeguare antisismicamente lo stretto, prima di farci passare sopra 150.000 tonnellate di acciaio e cemento? Quale giustizia intergenerazionale ci manderebbe assolti, quando arriverà il prossimo terremoto?”
Anche l’assegnazione dell’opera senza un bando di gara internazionale è stata segnalata dalle quattro associazioni..
Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF hanno ribadito lo squilibrio del rapporto costi-benefici dell’opera, oltre alla mancata certezza sul costo definitivo dell’opera stessa. La possibilità che i costi di realizzazione lievitino ulteriormente dipende dal riguardano incertezze progettuali ancora da sciogliere, “dalla dilatazione dei tempi di avvio dei cantieri che non è stata contabilizzata; ai costi operativi del Ponte; alla necessità di espletare ulteriori processi autorizzativi il cui esito non si può dare per scontato (le captazioni idriche ad esempio).”


