Processo Miteni, dalle arringhe degli avvocati delle parti civili arriva una richiesta di risarcimento di oltre 100 milioni di euro. La cifra più alta richiesta dal ministero dell’Ambiente: 56 milioni.
Il processo Miteni per l’inquinamento da PFAS sta volgendo alle fasi finali. Venerdì 21 febbraio, presso la Corte di Assise del Tribunale di Vicenza, sono iniziate le prime arringhe delle parti civili che hanno richiesto un risarcimento danni di oltre 91 milioni di euro. La cifra è aumentata ulteriormente giovedì 27 febbraio durante la seconda parte delle arringhe delle oltre 200 parti civili coinvolte in un processo che potrebbe fare storia per la giustizia sui crimini ambientali.
Come spiegato da TGR Veneto, la cifra più alta richiesta nell’udienza del 21 febbraio è di 56 milioni di euro, avanzata dal ministero dell’Ambiente tramite l’Avvocatura di Stato. Poi Regione Veneto, aziende sanitarie di Vicenza, Padova e Verona, il comune di Trissino (VI), dove ha sede l’azienda Miteni, difese dall’avvocato Paolo Tabasso, hanno chiesto un conto da oltre 20 milioni di euro. Infine è toccato alla curatela fallimentare, con l’avvocato Enrico Ambrosetti che ha richiesto 15 milioni di euro di risarcimento, comprensivi anche degli stipendi arretrati e dei trattamenti di fine rapporto dei lavoratori della società. Per un totale di oltre 91 milioni di euro.
A questi si aggiungono i risarcimenti chiesti nell’udienza che si è tenuta nella giornata del 27 febbraio. Questa volta le richieste sono state avanzate dal Comune di Lonigo (2 milioni di euro), sette residenti della cosiddetta “zona rossa” (85mila euro) e la provincia di Vicenza.
All’udienza ha assistito anche l’attivista e ricercatore Thomas Goorden che nel suo paese, il Belgio, ha contribuito a svelare gli sversamenti di PFAS perpetrati per 50 dell’azienda chimiche 3M nella zona di Antwerp.
Processo Miteni, richiesta di condanna a 121 anni complessivi per gli imputati
Per i 15 imputati – ex manager e dipendenti della Miteni – è stata richiesta una condanna che arriva complessivamente a 121 anni e 6 mesi.
La richiesta del pm Hans Blattner, tenutasi giovedì 13 febbraio, faceva seguito alla requisitoria di giovedì 6 febbraio, in cui il pm Paolo Fietta ha evidenziato come gli ex manager dello stabilimento chimico sarebbero stati a conoscenza dello sversamento dei PFAS nell’ambiente. Le sostanze chimiche, chiamate anche “inquinanti eterni”, sono note per la loro persistenza sia nell’ecosistema che all’interno dell’organismo umano.
I manager che negli anni si sono avvicendati alla guida della Miteni sono accusati di avvelenamento di acque, disastro innominato, inquinamento ambientale ex articolo 452-bis e reati fallimentari. Sei le richieste di assoluzione per non aver commesso il fatto. Per il processo, giunto alle fasi finali dopo quasi quattro anni, sono oltre 200 le parti civili che si sono costituite, tra cui Regione, Comune, Provincia di Vicenza e molte associazioni e comitati che da anni lottano contro l’inquinamento da PFAS nella cosiddetta “zona rossa”.
Si sta procedendo dunque a ritmo serrato in un processo che, dopo quasi quattro anni, sta giungendo al termine. La sentenza, infatti, è prevista tra maggio e giugno 2025.
Foto di copertina: Greenpeace Italia.


