Il reportage della trasmissione Nemo andata in onda su Rai 2 mette a nudo la realtà del Capitalismo.
Vengono intervistati bambini, ragazzi , cittadini bengalesi che vivono in estrema povertà che sono disposti a lavorare 10 ore al giorno per 40€ mese.
Il Bangladesh è una nazione poco più grande del Nord Italia ma con il doppio della nostra popolazione toccando quasi 120 milioni di persone.
Ad oggi tutti noi non sappiamo da dove vengono gli stessi vestiti che indossiamo. Le marche più comuni, quelle che troviamo più facilmente sono quelle che quasi sicuramente provengono dallo sfruttamento di altre persone.
Senza volerlo siamo tutti complici di multinazionali che sfruttano bambini, persone con condizioni di lavoro disumane solo per avere un maggior profitto.
Vestiti pagati 2 € in paesi in via di sviluppo vengono rivenduti oltre 30€ nel mondo industrializzato. Ma non solo abiti scontati o a basso prezzo sono incriminati, come riportato dalla rubrica Report, anche la famosa marca Moncler risultò poco trasparente nella produzione dei propri indumenti.
Il legislatore deve avere il coraggio di imporre al mercato la trasparenza necessaria a da dare la possibilità al cittadino di sapere. Il cittadino deve la possibilità di conoscere la filiera produttiva di ogni singolo oggetto in commercio. Con l’agroalimentare l’Italia ci sta provando. Da febbraio la pasta che acquisteremo dovrà avere in etichetta l’indicazione della provenienza del grano come la provenienza delle olive per l’olio.Timidi approcci che non bastano. I consumatori hanno il diritto di sapere.
Solo così si potrà decidere consapevolmente cosa acquistare e soprattutto quale azienda premiare.


