La pubertà, nel nostro Paese, è sempre più precoce. Se negli anni 50 arrivava in media a 12 anni e mezzo, adesso si presenta mediamente a 11 anni e mezzo, con sempre più bambini che la sperimentano, però, ancor prima di avere compiuto 8 anni.
Da tempo gli specialisti segnalano un’anticipazione dell’età in cui bambini e bambine entrano in pubertà in Italia. Il numero di piccoli pazienti, registrati dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma e dal Meyer di Firenze, è cresciuto significativamente dopo la pandemia. A favorire questa condizione, oltre alla familiarità, sono stress, vita sedentaria, sovrappeso e abitudine a stare fermi davanti a uno schermo, tutti elementi presenti nelle vite dei bambini che hanno sperimentato le restrizioni alla vita sociale dovute al contenimento del Covid.
Si può parlare di pubertà precoce quando i cambiamenti fisici arrivano prima degli 8 anni per le bambine e prima dei 9 anni per i bambini. Il fenomeno è causato dalla presenza nel sangue degli ormoni; estrogeni per le bambine e androgeni per i bambini.
Un’accelerazione dei tempi, che comporta delle ripercussioni psicologiche per quelli che sono ancora a tutti gli effetti dei bimbi. La terapia farmacologica consiste nella somministrazione di triptorelina, un farmaco che blocca la pubertà. Accanto ad essa è consigliabile anche un consulto psicologico per accompagnare i bambini ad accogliere i cambiamenti che subiscono prima dei coetanei.


