Resistere alla Xylella si può, lo dimostrano gli ulivi pugliesi che hanno ripreso o continuano a produrre olio persino migliore di prima nella zona di Collepasso, di Galatone e di Grottaglie.
“La natura, se coadiuvata, dimostra di avere gli strumenti per adattarsi e rispondere alle patologie.” Non ha dubbi Michele Lastilla, direttore del Parco Dune Costiere. Intervistato da TeleAmbiente, Lastilla racconta dei risultati scientifici delle ricerche effettuate dall’Università del Salento, all’Università di Bari e dal CREA.
“Vogliamo dire sostanzialmente due cose- afferma Lastilla– Che si sta verificando un appiattimento del livello della presenza della Xyllella delle piante, che c’è una risposta che la natura riesce a dare da sola e che se viene però accompagnata anche da alcune cure verso il territorio, da alcune cure verso l’agricoltura e applicazioni di protocolli che hanno un senso, probabilmente si riesce ad affrontare in maniera più consapevole, più positiva, offrendo anche un messaggio positivo sul piano della comunicazione.”
La resilienza è una caratteristica della natura, capace di rispondere al cambiamento climatico adattandosi alle nuove minacce. Prova ne è il Parco delle Dune Costiere con 400 alberi su cui è stato applicato un prodotto che ha ridotto significativamente i danni provocati dalla Xylella fastidiosa.
Secondo il direttore del parco la narrazione catastrofista fatta negli ultimi anni dell’impatto della Xylella nella regione ha comportato una falsa percezione di disfatta che porta a considerare conveniente l’abbandono della lotta al parassita e la distruzione del patrimonio degli ulivi secolari:“Dobbiamo convincerci che dobbiamo uscire da una logica in cui tutto sarà distrutto, dobbiamo cambiare il paesaggio rurale di questa nostra regione. Allora, prima di cambiare il paesaggio rurale della nostra regione, che tra l’altro è accreditato presso il Ministero dell’Agricoltura, per esempio come la piana degli ulivi secolari, noi dobbiamo essere consapevoli di quello che stiamo facendo e di quello che stiamo dicendo. Per questo dobbiamo essere un po’ più accorti, utilizzare una comunicazione positiva, informare, comunicare, diffondere buone prassi affinché ci sia una consapevolezza nuova e diversa. Bisogna approfittare di questo momento perché esiste un cambiamento.”
Guai però a parlare di guarigione, non si tratta di guarigione ma di adattamento. ”Oggi la pianta resiste perché è stata capace di produrre una reazione al patogeno per cui il patogeno è presente nella pianta ma si sono abbassati i livelli di qualità di questa presenza. È importante perché non è che la Xilella è sparita, assolutamente no, anzi.”
Lastilla sottolinea però che se è vero che la Xylella è presente in diverse regioni italiane, in Puglia il patogeno si è diffuso molto velocemente in una zona che non era orientata all’attività agricola e quindi non era curata, il patogeno ha avuto modo di agire incontrastato e quando si è intervenuti l’abbattimento è stato presentato come l’unica soluzione. Una soluzione che però non convince il direttore del parco delle Dune Costiere: “Ma siamo certi che l’abbattimento degli alberi sia la soluzione del problema, perché l‘abbattimento degli alberi dà la possibilità all’azienda agricola di fare l’intensivo o il superintensivo. Se parliamo di conservazione dinamica dei nostri paesaggi, forse siamo più vicini a una soluzione che è quella di creare un nuovo e diverso rapporto fra uomo e natura. La natura e ambiente, questo è il tema”.
Ogni anno milioni di persone si recano in Puglia per fotografare il paesaggio, un paesaggio che ha un valore oltre che paesaggistico anche economico. La scelta da fare, secondo Lastilla, è quella della conservazione dinamica. “Conservazione dinamica significa provare a conservare questo paesaggio, questo territorio, in un diverso rapporto con l’uomo per cercare di integrare natura e ambiente con l’uomo e le sue esigenze produttive ed economiche. Ma tutto questo deve avere come fondamento la questione del bene comune. Quindi non serve mettere paura, perché questo è il tema, la comunicazione che si fonda sulla paura. La comunicazione si deve fondare sulla speranza. La speranza che l’uomo con la sua capacità di scienza possa affrontare questo tema in una però logica di convivenza con il tema e trovando soluzioni migliori per la conservazione dinamica di questo paesaggio.”


