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Capitale Naturale, ecco il sesto Rapporto sull’Italia

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Tutto ciò che c’è da sapere: cos’è il Comitato per il Capitale Naturale, cosa prevede il Rapporto, chi vi ha partecipato e quali sono le novità di questa sesta edizione. “La nostra deve essere la prima generazione che lascia i sistemi naturali e la biodiversità in uno stato migliore di quello che ha ereditato”, il commento del CCN.

Approvato, redatto e pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il sesto Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia. Il Rapporto, a cui hanno partecipato i tecnici di enti ed istituzioni pubblici e statali (Ministeri, Regioni, Province, Comuni, Università, Banca d’Italia, ISTAT, CNR, ISPRA, ENEA, ma anche associazioni come la Lipu o gli Enti dei Parchi), contiene tutti i progressi fatti sulla misurazione e sulla valutazione del Capitale Naturale, dei servizi ecosistemici e degli impatti delle politiche pubbliche su di essi.

Il Rapporto, corposo e complesso, individua anche le soluzioni da adottare, sotto forma di raccomandazioni e impegni, per far sì che la tutela del Capitale Naturale avvenga in base ad una sinergia tra esperti, ricercatori e istituzioni pubbliche. Soluzioni che vanno raggiunte quanto prima, anche in virtù della riforma costituzionale che agli articoli 9 e 41 ha introdotto nella legge fondamentale dello Stato principi come la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. Ci sono però anche altre, importanti motivazioni: la necessità di un coordinamento efficiente e di un allineamento coerente delle politiche nazionali, comunitarie e internazionali, ma anche la programmazione di diversi Piani (Transizione Ecologica, Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030, Piano Nazionale dei Ripristini, PNRR, Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile) che favorisca l’integrazione della sostenibilità in tutte le politiche di settore, da quelle agricole e forestali fino a quelle energetiche e industriali.

Nel Rapporto, disponibile anche in sintesi e con infografiche, vengono forniti strumenti per raggiungere determinati obiettivi (ambientali, sociali ed economici) coerenti con la programmazione finanziaria e di bilancia, ma anche con gli obiettivi per una crescita sostenibile individuati dall’Agenda 2030, con gli obiettivi del Green Deal europeo e delle nuove Strategie Europee per la Biodiversità e Farm to Fark. La pubblicazione del Rapporto annuale sullo Stato del Capitale Naturale in Italia è obbligatoria ai sensi dell’articolo 67 della legge n. 221 del 28 dicembre 2015. Il Comitato per il Capitale Naturale è presieduto dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, a cui si aggiungono altri dieci ministri, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), la Conferenza delle Regioni, cinque istituti pubblici di ricerca e un gruppo di esperti nominati dal titolare del MASE.

Il Rapporto annuale appena pubblicato, relativo all’anno 2024, presenta diversi contenuti molto interessanti. Ancora una volta, viene ribadito come la perdita di Capitale Naturale sia connessa a forti rischi economici e finanziari, dal momento che molte imprese dipendono strettamente da almeno un servizio ecosistemico. Viceversa, come sottolineato anche dalla Commissione europea, investire nel ripristino della natura genera un valore economico superiore alla somma spesa. Altri concetti importanti presenti nel Rapporto riguardano il delicato ma necessario equilibrio tra economia ed ecologia, il danno (anche economico) causato da un eccessivo consumo di suolo, gli ecosistemi italiani sempre più minacciati, la finanza sostenibile, le opportunità derivanti dalle partnership pubblico-private, il ruolo delle imposte ambientali. Tutti temi che le istituzioni pubbliche, e specialmente quelle con funzioni amministrative e di governo, non possono non tenere a mente. “La nostra deve essere la prima generazione che lascia i sistemi naturali e la biodiversità in uno stato migliore di quello che ha ereditato“, il commento del Comitato per il Capitale Naturale.

Con il Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale, ai decisori politici vengono forniti suggerimenti per tutelare il Capitale Naturale italiano, essenziale anche per il sistema socioeconomico del Paese, ma anche schemi concettuali, politiche di indirizzo, competenze e conoscenze. La presenza di esperti e associazioni ambientaliste diventa fondamentale per garantire, in ogni Rapporto, modelli sempre più precisi e puntuali di misurazione del Capitale Naturale e degli impatti delle politiche su di esso. Il Rapporto viene infatti inviato annualmente al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia, con l’obiettivo di assicurare il raggiungimento di obiettivi sociali, economici e ambientali che siano coerenti con la programmazione annuale finanziaria e di bilancio. La sempre maggiore sinergia tra esperti, ricercatori e istituzioni pubbliche è sempre maggiore e questo favorisce anche l’arricchimento dei fattori di analisi, il miglioramento della valutazione biofisica degli ecosistemi, la definizione di percorsi metodologici per l’attribuzione di una misurazione monetaria al flusso di servizi ecosistemici prodotti dal nostro Capitale Naturale.

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