Abbigliamento vintage, un nuovo trend per la moda e l’ambiente. Il format Remira Market arriva anche a Roma. Primo appuntamento domenica 30 marzo.
Rovistare tra le bancarelle e soprattutto rimettere in circolo oggetti e abbigliamento usati dando loro nuova vita. Sbarca a Roma Remira Market, il format nato a Milano, ideato da Katia Meneghini e Virginia Tardella.
Primo appuntamento il 30 marzo 2025 presso il Monk Club, in via Mirri 35, nel quartiere Casalbertone/Portonaccio, a pochi passi dalla Stazione Tiburtina.
Il motto del Remira Market è REUSE & RAVANA, un evento che diventa non solo un luogo di scambio, ma un vero laboratorio di economia circolare, dove gli oggetti e gli indumenti ricevono una seconda chance, riducendo l’impatto ambientale.
Remira Market abbraccia una missione chiara: trasformare il consumo in un’azione più responsabile e ridurre gli sprechi.
Tutti gli appuntamenti del Remira Market al Monk Club
Con appuntamenti mensili al Monk Club, Remira Market offrirà ai visitatori un’esperienza immersiva fatta di vintage, artigianato, musica e consapevolezza.
La location romana è stata scelta non solo per la sua atmosfera inclusiva e creativa, ma anche per la sua posizione strategica, nel cuore pulsante della Capitale.
Il primo evento è fissato per il 30 marzo 2025, con appuntamenti mensili che coinvolgeranno un pubblico sempre più vasto e sensibile ai temi della sostenibilità.
Gli appuntamenti mensili si svolgono la seconda e la quarta domenica del mese a Milano e il primo weekend del mese Parma, questi si aggiungo le date di Roma presso il Monk Club:
• 30 Marzo
• 19 Aprile
• 25 Maggio
• 8 Giugno
L’ingresso è sempre gratuito dalle 10:30 alle 20:00
Come riconoscere un capo second hand o vintage?
Lo spiegano in questo video Katia Meneghini e Virginia Tardella, le ideatrici del forma Remira Market.
Visualizza questo post su Instagram
Un post condiviso da Vintage Market • Milano & Parma (@remira_market)
Second hand e vintage, non sono più una seconda scelta
Ogni anno, vengono prodotti oltre 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, mentre l’industria della moda contribuisce a circa il 10% delle emissioni globali di gas serra. Ecco perchè il riuso e l’economia circolare fanno la differenza, ispirando acquisti più consapevoli e sostenibili. Se ogni cittadino allungasse la vita di un capo di abbigliamento di soli 9 mesi, si risparmierebbero circa 6 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 all’anno.
Ci sono però delle buone notizie: il second hand per gli italiani non è più una seconda scelta. Il 67% di chi acquista, infatti, comincia la sua ricerca proprio dall’usato. Superate, dunque, diffidenze e pregiudizi verso un cambio di percezione della second hand, questa diventa una scelta smart di cui andare fieri e da rivendicare con orgoglio.
Tra le ragioni per scegliere l’usato, troviamo in prima posizione il risparmio (51%), al secondo posto perché si ritiene sia un modo intelligente di fare economia circolare (44%), seguito dal credere nel riuso degli oggetti (41%). Al quarto posto l’abitudine (38%), ulteriore segno della normalizzazione di questa tipologia di acquisto.
Oltre ad acquistare e vendere il proprio usato c’è anche lo scambio. E su questo che si basa lo swap party, una festa del baratto, un mercatino per scambiarsi dall’abbigliamento agli accessori.
Un’altra alternativa decisamente più sostenibile, rispetto a quella di cercare un abito low cost su siti di fast fashion, come quello dell’e-commerce cinese Shein, è quella di acquistare un abito da sposa vintage o second-hand.
Per le spose che non possono concedersi un abito di nozze nuovo di sartoria, nel Trevigiano c’è una possibilità in più, grazie all’iniziativa di una donna di Jesolo (Venezia), Marta Feletto, in collaborazione con la Caritas di Paese (Treviso). Si tratta di “atelier sostenibile” che mette a disposizione centinaia di modelli usati che si possono noleggiare a fronte di un contributo volontario, con l’unico obbligo di restituire il capo lavato.
L’estetica vintage continua a influenzare le scelte stilistiche nei matrimoni per rievocare epoche passate con un occhio anche all’ambiente. Secondo Lyst le ricerche per gli abiti da sposa vintage sono aumentate del 297%.
Dietro la scelta di un abito vintage o second hand non c’è però solo il risparmio economico, ma anche principi etici e di contenimento degli sprechi.


