Due problemi distinti, il primo di natura ambientale e il secondo relativo al benessere animale, vengono raccolti in un unico servizio.
Il dramma ecologico della laguna di Orbetello, tra morie di pesci e divieti di balneazione, e le conseguenze dell’itticoltura intensiva in Italia (in diverse zone del territorio nazionale), al centro di un servizio di Report, la trasmissione d’inchiesta di Rai 3, realizzato da Giulia Innocenzi in collaborazione con Greta Orsi. Nel servizio, due temi distinti vengono collegati tra loro attraverso un sottile filo conduttore.
Partiamo dalla laguna di Orbetello: una delle zone umide più importanti non solo d’Italia ma d’Europa, che vanta una biodiversità vasta e preziosa, è da tempo in evidente sofferenza ambientale. Qualcuno ricorderà le recenti (e a quanto pare, periodiche) invasioni di moscerini in queste zone di grande pregio turistico, che sono, come vedremo, collegate alla moria di pesci che si sta verificando nell’area, anche questa a cadenza periodica. Le cause, con tutta probabilità, risiedono nell’eutrofizzazione, cioè nell’arricchimento, nell’ecosistema acquatico, di sostanze nutrienti, di azoto e di fosforo, che stimolano la crescita eccessiva delle alghe. Con il caldo, quindi già a partire dalla primavera, le alghe si degradano e iniziano a consumare ossigeno e produrre gas tossici. Questo impedisce l’ossigenazione dell’habitat marino, con la conseguente strage di pesci ben visibile in acqua.
C’è però una conseguenza ancora più drammatica: l’impatto del fenomeno sul settore ittico, che in queste zone rappresenta una buona parte dell’economia locale. I pescatori spiegano di doversi accontentare ormai del 10% della resa di un tempo, proprio per le quantità sempre più esigue del pescato raccolto dalle loro reti. Ormai, come documentato anche dalle immagini del servizio, vengono pescati pochissimi pesci e sempre più granchi blu, che riescono a danneggiare, se non distruggere, anche le varie reti e altre attrezzature da pesca.
Come risolvere questo problema? Innanzitutto, occorre pensare prima alle cause e poi alle soluzioni. L’impatto dell’industria, un tempo non trascurabile, dopo la chiusura degli ultimi impianti negli scorsi anni è ormai risibile. Diverso, invece, il discorso relativo ad altri settori economici: quello agricolo, che fa sempre più ricorso a fitofarmaci che finiscono per contaminare i corsi d’acqua dolce e poi il mare, quello turistico e anche quello ittico (e in particolare gli allevamenti intensivi di spigole e orate). Su quest’ultimo aspetto si concentrerà la seconda parte del servizio di Report, che però intanto raccoglie l’appello di Italia Nostra. Si chiede infatti di aprire le bocche per consentire il ricambio tra l’acqua della laguna e l’acqua del mare. Quelle esistenti sono tre, poco funzionali per diversi motivi: la prima è stata ristretta per costruire il porto-canale, un’altra è stata quella incanalata dalla cementificazione degli argini e infine c’è quella del Canale di Ansedonia. Secondo Italia Nostra, poi, ci sono delle griglie per non far uscire i pesci, ma quest’accusa è stata respinta ufficialmente dalla Cooperativa dei Pescatori di Orbetello.
La moria di pesci degli scorsi anni è la principale ragione dietro il proliferare di moscerini in tutta la laguna di Orbetello, che avviene ormai periodicamente. I pesci, infatti, si nutrono delle larve di moscerini, ma se la loro popolazione risulta decimata, quella degli insetti aumenta esponenzialmente. C’è poi il caso dei divieti di balneazione, che riguardano piccoli tratti di spiagge ma che non vengono adeguatamente segnalati, mancando anche una comunicazione efficace diretta soprattutto ai tanti turisti che, da tutta Italia e non solo, già dalla primavera iniziano ad affollare la laguna di Orbetello. Il problema non sembra di facile risoluzione, anche perché mancano i fondi per gli interventi più urgenti, come la rimozione delle alghe dai fondali. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha stanziato un milione di euro, ma secondo gli esperti ne servirebbero dieci volte di più.
Nel servizio di Report viene poi citata l’itticoltura intensiva e si affronta il caso di una delle aziende leader, in Italia e in Europa, dell’allevamento di trote. L’azienda agricola di troticoltura Erede Rossi Silvio, incensata e premiata anche dal ministro Francesco Lollobrigida durante l’ultima edizione di Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia, è stata tirata in ballo grazie ad alcune immagini registrate e diffuse dall’associazione animalista Essere Animali. Dai filmati, emergono diversi aspetti preoccupanti: non solo evidenti violazioni al benessere animale (come l’abbattimento delle trote con una poltiglia di acqua e ghiaccio per shock termico), ma anche standard igienico-sanitari non rispettati in alcuni impianti di allevamento e macellazione. L’affollamento di esemplari nelle vasche, infatti, sembra causare lesioni di varia natura nelle trote, molte delle quali, nei filmati, appaiono morte o agonizzanti, ma ancora presenti (anche nelle reti, dove spesso finiscono per restare imprigionate e trovare la morte anche alcuni uccelli).
L’azienda, che non ha voluto rispondere alle domande di Report motivando la scelta con lo scarso preavviso da parte della redazione della trasmissione, ha però voluto fare delle precisazioni. “La mortalità giornaliera nei nostri impianti è inferiore allo 0,02% della biomassa allevata, uno ogni cinquemila pesci, un dato coerente con le linee guida di settore. L’azienda ha sempre adottato una politica di massima trasparenza, mentre risultano acquisiti video ottenuti senza alcun consenso, dopo aver subito ingresso clandestini. Quell’acquisizione di immagini non autorizzata non garantisce genuinità della fonte e una obiettiva rappresentazione dell’intero ciclo produttivo, prestandosi ad una selezione del contenuto di esse che possa travisare l’assoluto rispetto della normativa e l’attenzione verso il benessere animali” – spiega Erede Rossi Silvio – “Isolati episodi, decontestualizzati dal ciclo produttivo, non rappresentano il modo di operare effettivo dell’azienda e possono alterare il giudizio positivo sempre rilasciato, a seguito di frequenti controlli, da enti e privati. La densità media nelle vasche di allevamento è ampiamente al di sotto dei livelli massimi stabiliti dalla normativa e dalle linee guida del WOAH, pubblicati nel 2024, e approfonditi studi dell’Università di Camerino hanno dimostrato una situazione oggettiva di benessere animale attraverso parametri ematobiochimici (come il cortisolo) e biomorfometrici“.
“La presenza di lesioni micotiche (sostenuta da Saprolegnia spp) è riconducibile sempre ad eventi fisiologici e sporadici che riguardano in percentuale una minima quantità di esemplari. La presenza di lesioni non è sinonimo di negligenza, in quanto sono eventi che possono esulare dalle condizioni ambientali delle vasche, essendo microrganismi ubiquitari in ambienti acquatici. L’alimentazione si basa su un mangime estruso di prima qualità e controllato” – ha aggiunto l’azienda nella comunicazione inviata a Report – “La metodica di macellazione a cui fate riferimento è conforme alla normativa vigente e rappresenta comunque solo il 10% del totale, in quanto la metodica principalmente utilizzata dall’azienda è l’elettrostordimento. L’abbattimento in poltiglia di acqua e ghiaccio è in via di superamento, come richiesto dagli standard di certificazione volontaria, a cui l’azienda aderisce da anni. Il comportamento negligente di alcuni operatori dell’azienda, per quanto deprecabile, non è rappresentativo del lavoro quotidiano di 175 dipendenti nei 18 stailimenti dell’azienda. Tuttavia, l’azienda se ne farà carico e farà in modo che tali comportamenti non vengano reiterati nel tempo“.


