“Tutti i rider controllati operavano in condizioni climatiche estreme”, è questo il triste bilancio dei controlli effettuati dal Comando dei Carabinieri per la tutela del Lavoro e dall’Ispettorato nazionale del Lavoro sui lavoratori del settore delle consegne a domicilio.
Le indagini sono state effettuate dopo la stipula del “Protocollo quadro per l’adozione delle misure di contenimento dei rischi lavorativi legati alle emergenze climatiche negli ambienti di lavoro.”Il protocollo è stato stilato per proteggere i lavoratori dai rischi legati al lavoro nelle ore più calde della giornata durante le ondate di calore.
105 rider dipendenti di diversi operatori sono stati controllati tra Milano, Bologna, Firenze e Roma, città in cui si sono registrate temperature tra i 34 e i 38 gradi. “ Tutti i lavoratori sono stati trovati in una situazione di potenziale esposizione” per questo i controlli hanno verificato le condizioni di lavoro. Dalle indagini è emerso che 62 dei fattorini avevano sulla propria app il messaggio dell’azienda per cui lavorano in cui si offriva un bonus dell’8% in caso di lavoro a temperature superiori ai 40°, del 4% tra i 36 e i 40 gradi e del 2% per temperature tra i 32 e i 36 gradi. Ma questi non avevano mai ricevuto la mail con cui le aziende sospendevano tali bonus. Decisione presa dietro la pressione di partiti politici e sindacati che denunciavano l’effetto di incentivo del lavoro negli orari più pericolosi.
Accertati anche due casi di cessioni di “account”. L’ipotesi è di caporalato digitale, una forma di sfruttamento lavorativo che si verifica nel settore del food delivery e che consiste nella cessione degli account delle piattaforme di consegna: il ruolo del caporale consiste nel registrare un account (spesso con documenti falsi) per poi cederlo a un altro lavoratore, trattenendo una parte significativa del guadagno per sé.


