Il blitz in un’azienda della provincia di Forlì-Cesena da parte della Guardia di finanza, che ha scoperto come gli illeciti di vario genere fossero collegati anche a persone e imprese situate a Pesaro e a Napoli.
Sei persone arrestate, altre sette indagate e sequestri per oltre 12 milioni e mezzo di euro dopo la scoperta di un traffico illecito di rifiuti, che ha riguardato anche altre ipotesi di reato come il riciclaggio nel settore del commercio di metalli e la frode fiscale. Al termine di una complessa indagine svolta dalla Guardia di Finanza nella provincia di Forlì-Cesena, e che si era concentrata su un’impresa attiva nella gestione e nello smaltimento di rottami metallici, sono stati appurati diversi illeciti.
Tutto era partito da un semplice accertamento fiscale, scaturito da alcune incoerenze rilevate dalle Fiamme Gialle tra la contabilità societaria e la documentazione extracontabile. Nella sede dell’azienda erano stati trovati 35 mila euro in contanti, giustificati dal titolare come quota per piccoli pagamenti di materiale ferroso, e nel piazzale antistante era stato scoperto un autotrasportatore intento a caricare rottami con documenti di identificazione dei rifiuti non riferiti alla società e in possesso di timbri di un’azienda di Napoli.
La Guardia di Finanza ha quindi scoperto, anche tramite intercettazioni telefoniche e ambientali, che l’azienda romagnola acquistava in nero diversi materiali ferrosi (come rame, bronzo, ottone, acciaio e ferro), utilizzando contanti forniti da persone di origine campana. Grazie anche ad autotrasportatori compiacenti, i metalli venivano trasferiti prima in un’azienda pesarese, dove veniva predisposta una falsa documentazione di origine, e successivamente ceduti a fonderie e impianti di recupero. La società pesarese, emettendo fatture per operazioni inesistenti dal valore stimato complessivo di oltre 16 milioni di euro, incassava a sua volta i pagamenti dei rottami ferrosi. Infine, grazie anche a false operazioni commerciali di acquisto, il denaro rientrava nella disponibilità degli ideatori dello schema, pronti a reinvestirne una parte nell’acquisto non tracciato di altri rottami metallici.

