Riforma della caccia, opposizione pronta alla battaglia politica

Riforma della caccia, opposizione pronta alla battaglia politica

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Animalisti in rivolta dopo le indiscrezioni sul disegno di legge sulla caccia del Governo Meloni. Lollobrigida (FdI): “Riforma richiesta anche da alcuni ecologisti”. Costa (M5S): “Golpe ambientale”.

Ambientalisti, animalisti ed ecologisti in rivolta dopo le indiscrezioni sul disegno di legge sulla caccia del Governo Meloni. Obiettivo del provvedimento, a detta degli attivisti in prima linea per la salvaguardia del pianeta Terra, lo smantellamento della Legge numero 157 dell’11 febbraio 1992 per normalizzare il bracconaggio. Tra i punti considerati più controversi, l’aumento delle specie animali cacciabili senza basi scientifiche, la trasformazione di alcuni scrigni di biodiversità in aree venatorie e l’utilizzo delle doppiette in territori demaniali, dalle foreste alle spiagge, fino alle dune, anche in ore notturne, con seri rischi per la sicurezza di ciclisti, escursionisti e villeggianti. A intervenire sul già contestato disegno di legge sulla caccia del Governo Meloni è stato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, durante la presentazione dell’8° Rapporto Agromafie di Coldiretti, in collaborazione con Eurispes e Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”: Un disegno di legge collegato alla Legge Finanziaria per aggiornare la Legge numero 157 dell’11 febbraio 1992. A chiederlo sono stati, tra gli altri, la stragrande maggioranza delle regioni italiane, delle associazioni agricole, delle associazioni venatorie e di alcune associazioni ambientaliste. Il motivo? La Legge numero 157 dell’11 febbraio 1992 è un provvedimento vetusto per tanti oggettivi criteri. Tra l’altro, anche alcune forze politiche di opposizione, in più occasioni, hanno sottolineato la necessità di rivedere la norma. Lo faremo con grande equilibrio, garantendo sia la tutela dell’ambiente sia la legittimità dell’arte venatoria“.

Sulle barricate, invece, il deputato del Movimento Cinque Stelle (M5S), Vicepresidente della Camera dei Deputati ed ex ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del Governo Conte, Sergio Costa: “Oltre a essere preoccupato, io sono arrabbiato. Non si può pensare un disegno di legge simile. Un vero e proprio golpe ambientale. Il Governo Meloni si sta ponendo in contrasto non solo con l’articolo 9 della Costituzione Italiana a tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, ma anche con la Direttiva numero 92/43/CEE, cioè con la Direttiva Habitat, esponendo lo Stivale a un’infrazione dell’Unione Europea. Del nostro Paese ridono ovunque ormai. Perché tutto ciò? Per favorire i bracconieri che vogliono diventare cacciatori. Tradotto: per un mero scopo elettorale. Faremo una resistenza durissima, fortissima e senza sconti e chiederemo il vostro aiuto. Tutti assieme dobbiamo e possiamo combattere una battaglia contro persone solite avere in spregio ambiente e animali”.

Riforma della caccia, ecco il Magazine di Teleambiente

16 dicembre 2024. A Quartucciu, vicino a Cagliari, in Sardegna, due uomini muoiono durante una battuta di caccia al cinghiale. A recuperare i due cadaveri sono i carabinieri dopo avere perlustrato i boschi. Le vittime si chiamano Giacomo Desogus e Matthias Steri, hanno 28 anni e 27 anni, e sono amici di infanzia. Secondo la prima ricostruzione, il cacciatore più giovane avrebbe sparato – per errore – al cacciatore più anziano. Quest’ultimo, che avrebbe ricevuto un colpo di arma da fuoco alla nuca, sarebbe deceduto sul colpo. E così, forse in preda al panico, l’uomo sopravvissuto si sarebbe ammazzato. Proprio per questo l’ipotesi più plausibile sarebbe una battuta di caccia al cinghiale finita nel peggiore dei modi.

L’ennesima tragedia che apre un dibattito pubblico sull’attività venatoria regolamentata in Italia dalla Legge numero 157 dell’11 febbraio 1992. Ma quali sono i principi di questa normativa? Come può lo Stato Italiano tutelare la natura, attraverso l’articolo 9 della Costituzione, e ammettere l’uccisione degli animali, attraverso i fucili? Qual è l’identikit del cacciatore residente nello Stivale? Quali conseguenze può portare la mattanza del lupo dopo l’ok dell’Unione Europea al declassamento del suo status di protezione? A rispondere a queste e altre domande nel Magazine di Teleambiente dedicato alla caccia in Italia sono Domenico Aiello, Responsabile Tutela Giuridica della Natura per il WWF Italia, e il deputato di Europa Verde, Devis Dori.

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