L’Italia ha dimostrato negli anni di essere un modello nella gestione dell’emergenza, ma ancora oggi difetta, e non poco, sul fronte della prevenzione. Con la stragrande maggioranza del proprio territorio a rischio idrogeologico e sismico, però, non può permetterselo: occorre cambiare il paradigma, anche perché i vantaggi economici, ambientali, sociali e tecnici sono innegabili. Alla Camera dei deputati, l’onorevole Pino Bicchielli ha organizzato un prezioso confronto tra rappresentanti politici, istituzionali, accademici e tecnici, ma anche con alcuni studenti delle scuole medie superiori.
Un Paese come l’Italia, caratterizzato da un altissimo rischio idrogeologico e sismico, non può più permettersi di operare solo nell’emergenza, nonostante le eccezionali qualità del sistema e il prezioso lavoro di eccellenze assolute come Vigili del fuoco e Protezione civile, solo per citare le principali istituzioni chiamate a tutelare l’incolumità dei cittadini. Occorre infatti puntare soprattutto sulla prevenzione, dove invece il nostro Paese difetta.
Investire di più sulla prevenzione, rispetto all’emergenza, comporta clamorosi (e ormai innegabili) vantaggi economici, ambientali, sociali, tecnici e, in un certo senso, pratici. Occorre però coordinare le istituzioni a tutti i livelli, connettendole e avvicinandole ai cittadini, ed è per questo che alla Camera dei deputati si è svolto un corposo evento promosso dall’onorevole Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, sull’attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza e sugli interventi di emergenza e di ricostruzione a seguito degli eventi calamitosi verificatisi dall’anno 2019.
L’evento è stata l’occasione per un proficuo confronto tra rappresentanti politici e istituzionali a tutti i livelli, scienziati ed esperti tecnici, operatori del soccorso impegnati a fronteggiare emergenze e anche una delegazione di studenti delle scuole medie superiori. Una presenza, quest’ultima, assolutamente importante, anche perché, come ricorda la Costituzione dopo la riforma con l’inserimento della tutela ambientale, abbiamo tutti il dovere di lasciare alle future generazioni un Paese ed un territorio sani, sicuri e vivibili.
“Noi dobbiamo semplificare il sistema, dobbiamo evitare la frammentazione eccessiva. Nell’evento di oggi hanno parlato politici, scienziati, rappresentanti delle istituzioni e anche e soprattutto i ragazzi, che hanno una consapevolezza che le nostre generazioni non avevano alla loro età. Il tema ambientale del dissesto idrogeologico e del rischio sismico è ormai centrale per il nostro Paese” – ha spiegato l’onorevole Pino Bicchielli – “Come si lavora? Prima di tutto sulla cultura, facendo capire che il rischio idrogeologico non è un rischio che si può abbattare, bisogna saperci convivere, proprio come con il rischio sismico. Il nostro è un Paese geologicamente molto giovane, il territorio è in continuo movimento. Considerate che il 94,5% dei Comuni italiani è a rischio idrogeologico, mentre quasi la metà della popolazione vive in zone dove c’è un rischio sismico medio-alto“.
“Bisogna prima di tutto educare le persone a convivere con questi rischi, bisogna educare gli amministratori a capire come intervenire, a cominciare dai piani di Protezione civile e dalla manutenzione ordinaria. Bisogna cambiare paradigma, non c’è solo un fatto tecnico, ma anche un problema economico: ogni euro speso in prevenzione ci fa risparmiare dai quattro ai sette euro spesi in emergenza. E comunque, non riusciamo a gestire poi tutto, perché quando si interviene in emergenza non si riesce sempre a riportare un territorio alle condizioni precedenti” – ha aggiunto il deputato e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico in Italia – “Il cambio di paradigma è quindi necessario, su questo sta lavorando la nostra Commissione, verso una norma quadro che sistemizzi tutto il settore, che metta insieme le capacità degli Enti locali (sindaci, province, autorità di bacino) con un coordinamento nazionale che metta insieme le Regioni e lo Stato. L’obiettivo è quello di creare le condizioni per mitigare il rischio“.


