In occasione dell’anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine torna in tv in edizione rimasterizzata il capolavoro di Rossellini Roma Città Aperta, questa sera alle 21.10 su TeleAmbiente, canale 211 DTT nazionale e 18 nel Lazio e in Umbria.
Articolo di Simone Maccarini
Roma, tra il 10 settembre 1943 al 4 giugno 1944, è una città divisa in due: da una parte l’occupazione nazista, dall’altra la resistenza formata da sparuti gruppi di partigiani ancora poco organizzati.
E’ in questo lasso di tempo, cruciale per le sorti della città, che si svolge “Roma città aperta” film del 1945 diretto da Roberto Rossellini, pellicola presentata al festival di Cannes del 1946 dove si è aggiudicata il “grand prix” come miglior film, riuscendo anche a raggiungere una candidatura come migliore sceneggiatura originale agli oscar e a vincere due nastri d’argento (miglior regia, miglior attrice non protagonista).
Questo lungometraggio aprirà una serie di tre film firmati da Rossellini e conosciuta come “trilogia della guerra antifascista“, iniziata con Roma Città Aperta, seguita da “Paisà”, pellicola cinematografica ad episodi recitata da attori non professionisti e conclusa da “Germania anno Zero” altro capolavoro neorealista uscito nel 1948.
Rossellini, come ci dirà attraverso i primi frame di “Roma città aperta”, non ha raccontato una storia realmente accaduta, bensì delle vicende verosimili con protagonisti personaggi inventati ma che rendono ugualmente, soggettivamente parlando, un’atmosfera talmente realistica da farlo idealmente rientrare nel genere docufilm.
La pellicola parte presentandoci pian piano quelli che saranno i protagonisti della storia, iniziando da Giorgio Manfredi (Marcello Pagliero), uomo in fuga fin dall’inizio del film dalla Gestapo, perché è stata rilevata la sua adesione alla resistenza, inoltre col passar della pellicola scopriremo anche la sua vera identità.
Pina (Anna Magnani), donna in procinto di sposarsi il giorno seguente con Francesco. parte per la quale si aggiudicò come già detto il nastro d’argento come migliore attrice non protagonista;
Don Pietro (Aldo Fabrizi), Parroco locale dall’animo buono, che durante la visione si rivelerà sia una persona all’apparenza un po’ goffa e simpatica, ma che in realtà si dimostrerà coraggioso, dedito alla giustizia e a ciò che è giusto fare.
Altri personaggi da menzionare all’interno del film sono: Marina (Maria Michi), che durante il film avrà una relazione amorosa con Manfredi; Francesco (Francesco Grandjacquet), promesso sposo di Pina, tipografo e collaboratore di Manfredi nella resistenza e Marcello (Vito Annichiarico) il piccolo figlio di Pina.
Visionando il film si può notare una divisione in due parti di questo lungometraggio, tra i primi 45 minuti del film ed i restanti 50 circa.
Nella prima parte, infatti, il pericolo nazista può quasi essere catalogabile come un male di facciata.
Si notano le conseguenze di questo male, come la mancanza di cibo o il clima di terrore che si è creato intorno all’ambiente romano, ma è come se nell’aria ci fosse una apparente tranquillità, come se ci fosse una sorta di “bolla” metaforica che protegge i nostri protagonisti.
Non è un caso infatti che i momenti più ilari e “leggeri” del film si trovino principalmente nella prima parte, tramite alcune scene di Don Pietro, come per esempio quando in maniera un po’ impacciata gioca a calcio con dei ragazzini o successivamente per colpa di una semplice statuina di san Rocco ha la “visione” di un’altra scultura nuda all’interno del negozio.
Un male che diversamente nella seconda parte del film diviene più esplicito, con la rappresentazione di omicidi, torture ed esecuzioni, che porterà al cessare di questo finto “plot armor” e a mostrare la faccia della medaglia più violenta dei nazisti.
L’occasione per recuperare questo grande film neorealista italiano è per ricordare l’eccidio delle Fosse Ardeatine avvenuto il 24 marzo 1944, avvenuto proprio nel periodo storico rappresentato dalla narrazione, ormai ben 80 anni fa.
Ovviamente i più attenti conoscitori della pellicola sapranno perfettamente che all’interno del film non c’è alcun riferimento a ciò che è successo alle Fosse Ardeatine, dovuto probabilmente al fatto di quanto ciò che era successo poteva essere troppo “forte” per il pubblico a livello emozionale, visto che era passato ben poco tempo dai fatti storici realmente accaduti e l’uscita nelle sale del lungometraggio di Rossellini.
Non perdete quindi la visione di quello che viene considerato un capolavoro indiscusso, questa sera su TeleAmbiente ore 21.10, canale 211 del DTT nazionale e 18 nel Lazio e in Umbria.
Vi saluto, augurandovi una buona visione questa sera con “Roma città aperta”.


