“Non è stata la natura a causare la strage, riconciliarsi con l’ambiente è democrazia e il progresso non si misura solo con il profitto economico”, ha spiegato il presidente della Repubblica. Che ha anche ricordato le parole, e l’esempio, di Alexander Langer.
“Lo sviluppo sostenibile è una conquista, conseguita anche a caro prezzo, da cui qualcuno forse vuole liberarsi, come fosse un fastidio anziché un investimento col futuro“. Un monito importante, quello di Sergio Mattarella, arrivato in un’occasione importante e solenne, come le commemorazioni per il quarantesimo anniversario della catastrofe della Val di Stava.
Una catastrofe che, come ha ricordato anche il presidente della Repubblica, non può essere certo definita naturale. Il 19 luglio 1985, il cedimento degli argini dei bacini di decantazione dell’impianto di trattamento della miniera di fluorite di Prestavel fece precipitare a valle, ad una velocità di oltre 90 km/h, circa 180.000 metri cubi di fango, detriti, sabbia e tutto ciò che quella massa aveva incontrato lungo la discesa. L’intero centro di Tesero (Trento) fu travolto, causando la morte di 268 persone, di cui 71 mai identificate.
Un disastro ‘artificiale’ e annunciato, come confermato anche dalle successive indagini e dai processi penali, che si conclusero quasi sette anni dopo, con dieci condannati e l’accertamento che, a causare la strage, erano stati errori in fase di progettazione e realizzazione, ma anche gravi negligenze dal punto di vista della manutenzione successiva. Già in diversi anni precedenti, cittadini e alcuni amministratori locali avevano lanciato l’allarme sulla sostenibilità ambientale e sulla sicurezza di un simile progetto minerario nel cuore del Trentino. Le prime crepe negli argini dei bacini di decantazione, che avevano già causato alcune perdite, erano state riparate all’inizio del 1985, ma il misto di cemento e sabbia utilizzato riuscì solo a posticipare di qualche mese una tragedia annunciata.
In occasione dei 40 anni dalla catastrofe della Val di Stava, il presidente della Repubblica ha incontrato le comunità locali e reso omaggio alle vittime (residenti locali e persone mai identificate) sepolte nel cimitero adiacente alla Chiesa di San Leonardo. “Fare memoria non vuol dire soltanto ricordare insieme ciò che mai potrà essere dimenticato. La memoria interpella le nostre coscienze e le sollecita a nuove responsabilità, come ben ricordiamo tutti, come recita, del resto, il motto scelto per questo anniversario. Qui è accaduto qualcosa di sconvolgente, di inaccettabile. L’Italia, purtroppo, non è esente da calamità che si usa definire naturali, per sottolinearne la imprevedibilità, la loro quasi ineluttabilità. Qui non è stata la natura a distruggere, a uccidere. Qui, a provocare la strage, è stata una calamità non di natura, causata artificialmente dall’uomo. Qui vi sono state responsabilità delle imprese coinvolte, incuria, mancata vigilanza delle autorità nella gestione del progetto minerario. In una parola, a determinarla fu l’indifferenza al pericolo per le persone” – i passi più significativi dal punto di vista ambientale del discorso di Sergio Mattarella – “Sulla base di una errata concezione del rapporto uomo-ambiente, con quest’ultimo considerato risorsa da sfruttare e non da porre, doverosamente, in favore della comunità, come un valore al suo servizio. È la storia di un rapporto improprio formatosi tra grandi imprese e una piccola comunità – terra di emigrazione – posta, inconsapevolmente, davanti al bivio tra lavoro e sicurezza. Profitti e lavoro si presumevano superiori a ogni criterio di compatibilità ambientale, a ogni altro diritto, alla stessa etica civile. La montagna e le sue risorse non dovevano – e non devono – essere sfruttate senza ritegno. Tornare alle immagini di disperazione di quel giorno, di quei giorni, e confrontarle con le bellezze restituite ai nostri occhi dalle montagne, dal paesaggio, dalla vegetazione, dalla vita che nella valle è rinata, ci pone anzitutto di fronte alla pietà per le persone che non ci sono più e non possono giovarsi di queste bellezze che per sempre saranno anche loro“.
“Occorre fare di più, è necessario riconciliarsi con l’ambiente. Un nuovo sviluppo sarà possibile solo facendo convergere equilibrio ecologico, equità sociale, armonia nei territori. Il progresso non si misura sulla base del profitto economico che se ne ricava, indifferenti ai costi sociali, ambientali, umani. Alcuni decenni fa vi era minor consapevolezza sull’ambiente. Dieci anni or sono, com’è stato poc’anzi cortesemente ricordato, condividendo il ricordo di questa strage, sottolineavo che Stava è il simbolo di un modo gravemente sbagliato di concepire l’attività economica, il profitto, il rapporto con l’ambiente, la valutazione dei rischi. La giustizia ha stabilito le responsabilità, ricostruito la sequenza dei reati, delle negligenze, delle omissioni, delle scelleratezze compiute. Ciò che non si deve fare è, comunque, chiudere questo scempio dentro una parentesi. Sigillarla nel suo orrore per archiviarla, senza misurarci con il presente. Non vi sono alibi” – ha poi aggiunto Sergio Mattarella – “Riconciliarsi con l’ambiente è una questione che riguarda anche la coesione sociale, che riguarda anche la democrazia. La prospettiva dello sviluppo sostenibile è stata una conquista conseguita a caro prezzo. Una conquista della quale, a volte, sembra che taluni vogliano liberarsi, quasi fosse un fastidio anziché un investimento sul futuro. Un contributo rilevante alla crescita di una cultura nuova è stato fornito negli anni dalla Fondazione Stava 1985, premio Alexander Langer nel 2010. E proprio questa personalità acuta e inquieta, originaria di terre così vicine – venuta meno nel luglio di trent’anni or sono – parlava di conversione ecologica per indicare un processo che deve coinvolgere contemporaneamente cultura, istituzioni, economia, società“.


