Dopo mesi di pressioni, il colosso dell’e-commerce Shein parteciperà al dibattito della Commissione per il Mercato Interno. Il suo modello "inonda il mercato unico di prodotti pericolosi e illegali, violando sistematicamente il diritto dell’UE".

Shein chiamata a comparire davanti al Parlamento Europeo. Cosa accadrà al colosso del fast fashion

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Dopo mesi di pressioni, il colosso dell’e-commerce Shein parteciperà al dibattito della Commissione per il Mercato Interno. Il suo modello “inonda il mercato unico di prodotti pericolosi e illegali, violando sistematicamente il diritto dell’UE”.

ll prossimo 27 gennaio il gigante del fast fashion Shein dovrà comparire davanti al Parlamento Europeo. Per la prima volta dopo mesi di sollecitazioni, l’e-commerce cinese parteciperà a un dibattito ufficiale davanti alla Commissione per il Mercato Interno e la Protezione dei Consumatori (IMCO) del Parlamento europeo, dedicato alla lotta contro la diffusione di prodotti illegali e non sicuri venduti online.

È la terza volta che Shein viene invitata dalla Commissione IMCO, ma finora l’azienda aveva sempre evitato il confronto diretto. A sottolinearlo è la presidente, l’eurodeputata tedesca Anna Cavazzini: “Shein ha finalmente risposto ai legislatori dell’UE e comparirà davanti alla Commissione IMCO dopo diversi scambi di email. Rispettare il diritto dell’Ue non è facoltativo se si desidera fare affari nel mercato unico. Il confronto servirà a verificare sia gli sforzi della Commissione per far rispettare la normativa sia il comportamento dei principali marketplace online, alla luce dei recenti scandali che hanno coinvolto Shein”. Secondo la presidente, il modello di business di alcune piattaforme “inonda il mercato unico di prodotti pericolosi e illegali, violando sistematicamente il diritto dell’UE”.

Il 26 novembre 2025, il Parlamento ha adottato una risoluzione che affronta l’urgente questione dei prodotti illegali e non sicuri venduti ai consumatori dell’UE tramite piattaforme di commercio elettronico, in particolare marketplace extra-UE come Shein, Temu, AliExpress e Wish. La risoluzione è stata adottata in risposta allo scandalo in Francia relativo alla vendita online di bambole sessuali e armi con sembianze infantili e sottolinea le carenze sistemiche nella supervisione delle piattaforme e l’insufficienza dei meccanismi di prevenzione.

Secondo il Parlamento europeo e la Commissione, il caso Shein rappresenta un banco di prova per l’efficacia della regolamentazione del mercato unico: se l’Unione non riesce a far rispettare le norme ai grandi marketplace online, la credibilità del sistema normativo comunitario rischia di essere compromessa. La prossima audizione, dunque, non sarà solo un confronto sulle responsabilità di un singolo operatore, ma un test sulla capacità delle istituzioni europee di garantire sicurezza, equità e legalità nel commercio digitale.

Il caso Shein e i prodotti non conformi alle norme europee

Riguardo al caso Shein, test e indagini condotti in diversi Paesi europei hanno rilevato non solo giocattoli non conformi alle norme europee, ma anche vestiti e accessori contenenti sostanze chimiche vietate o oltre i limiti consentiti, e prodotti privi di corretta etichettatura o con marchi CE falsificati.

Tre anni dopo la sua ultima indagine, l’organizzazione ambientalista è tornata ad analizzare 56 capi con l’inchiesta “Shame on you, Shein!”, scoprendo che circa un terzo degli indumenti testati (18 su 56) contiene sostanze pericolose oltre i limiti stabiliti dal Regolamento europeo per le sostanze chimiche (REACH), inclusi vestiti per bambini.

Non meno rilevante è la questione dei diritti dei lavoratori e della sostenibilità ambientale. Shein è stata criticata per mancanza di trasparenza nella filiera produttiva e sospetti di sfruttamento del lavoro. Ad indagare sulle condizioni dei lavoratori nel cosiddetto villaggio Shein la giornalista Laura Bicker della BBC. “Abbiamo visitato 10 fabbriche, parlato con quattro proprietari e più di 20 lavoratori. Abbiamo anche trascorso del tempo nei mercati del lavoro e presso i fornitori tessili. – spiegano dalla BBC– Abbiamo scoperto che il cuore pulsante di questo impero è una forza lavoro seduta dietro le macchine da cucire per circa 75 ore a settimana, in violazione delle leggi sul lavoro cinesi”.

In Italia, tra i casi più recenti, si annota la multa da 1 milione di euro comminata dall’Antitrust alla multinazionale Shein anche per pubblictà green ingannevole.

Secondo il Codacons è necessaria massima severità contro le false pubblicità ambientali delle aziende. ”Da tempo denunciamo la prassi delle aziende di ricorrere a ”green claims” nelle loro strategie di marketing e nelle comunicazioni commerciali al pubblico, messaggi non sempre corretti che spesso sono vere e proprie pratiche di greenwashing, in grado di deviare le scelte dei consumatori, sempre più attenti ad acquisti sostenibili e rispettosi dell’ambiente, e alterare il mercato, dirottando centinaia di milioni di euro ogni anno in termini di acquisti di prodotti commerciali”.

”Per tale motivo – continua il Codacons – provvedimenti quali la recente multa milionaria dell’Antitrust al marchio Shein assume enorme rilevanza, e deve portare ora a provvedimenti sanzionatori analoghi verso tutte le aziende che ingannano i consumatori attraverso falsi messaggi sulla sostenibilità ambientale’‘. ‘

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