La siccità non abbandona la Sicilia che nonostante le piogge degli ultimi giorni deve correre ai ripari decretando lo stato di crisi idrica e la trivellazione di nuovi pozzi.
Lo stato di emergenza era già stato decretato a febbraio dalla Regione, un secondo provvedimento era stato adottato a partire dal 4 marzo quando i comuni sottoposti a razionamento idrico sono passati da 55 a 160, Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani le province interessate. Adesso anche Enna entra nel club delle province sottoposte a razionamento. In totale i residenti interessati sono 850mila.
Con il nuovo provvedimento sono state chiuse le fontanelle a Palermo e provincia. Senza nuove infrastrutture però l’isola non può affrontare l’estate, si cercano nuovi pozzi; le trivellazioni sono già iniziate a Prizzi, a Cartabellotta e a Burgio.
In quanto a siccità la Sicilia si trova in una condizione simile a quella che stanno attraversando Marocco e Algeria. Il presidente Schifani ha nominato come commissario Dario Cartabellotta a cui spetta i compito di distribuire i 5 milioni di euro di fondi stanziati per l’approvvigionamento idrico e l’acquisto di foraggio da parte delle aziende.
Nell’isola si teme soprattutto per i raccolti e la produzione di frutta. A causa della scarsa irrigazione le arance diventano più piccole mentre manca il grano e quindi anche il foraggio per gli animali. Quest’anno il ritorno di El Niño, fenomeno climatico che si presenta a scadenza di circa cinque anni e che comporta l’innalzamento delle temperature globali ha peggiorato la situazione.
Ma, oltre alla mancanza di piogge e all’innalzamento delle temperature, in Sicilia esiste un enorme problema di mancati interventi di razionalizzazione e manutenzione della rete idrica diventata un colabrodo e senza interventi strutturali è difficile che si possa uscire dallo stato di emergenza.


