La siccità rischia di spegnere il nucleare in Francia

La siccità rischia di spegnere il nucleare in Francia

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A causa della siccità che sta colpendo la Francia, i reattori nucleari che necessitano di una grande quantità d’acqua per funzionare potrebbero presto andare in sofferenza

L’ondata di siccità che sta colpendo la Francia potrebbe presto avere una conseguenza piuttosto inaspettata: la chiusura (o quantomeno il ridimensionamento) delle centrali nucleari del Paese. 

La Francia, come l’Italia settentrionale e gran parte del Vecchio Continente, sta facendo i conti con una crisi idrica imponente. Senza pioggia e neve sulle Alpi lo scorso inverno, già in primavera l’acqua nei fiumi scarseggia.

Un problema che aveva spinto solo il mese scorso il presidente francese Emanuel Macron a firmare un piano straordinario di emergenza che prevede interventi straordinari per ridurre le perdite lungo la rete idrica, costi più alti per chi consuma l’acqua per usi non essenziali, e politiche volte al riuso della risorsa idrica.

Senza acqua si potrebbero spegnere le centrali nucleari

Ma oltre alla difficoltà di approvvigionamento per le campagne e le abitazioni, presto la Francia potrebbe trovarsi in difficoltà con la generazione di energia elettrica da nucleare. 

Un normale reattore a circuito aperto utilizza tra i 38 e i 61 metri cubi d’acqua al secondo. Con i fiumi in secca quest’acqua potrebbe presto venire a mancare.

E così all’Eliseo si sta cercando una soluzione. Una ipotesi è la trasformazione delle centrali a circuito aperto in centrali a circuito chiuso (che consumano solo 2 metricubi d’acqua al secondo). Una ipotesi che non convince diverse organizzazioni tra cui Réseau Sortir du nucléaire secondo cui “sembra del tutto irrealistico prevedere costosi lavori di modifica su vecchi reattori (come quelli di Bugey)”. 

Un problema che non è legato semplicemente all’emergenza attuale perché secondo il rapporto “Explore 2070”, entro il 2050 nella Francia continentale la portata media annua dei fiumi dovrebbe diminuire dal 10 al 40%.

E senza acqua non ci sarà la possibilità di raffreddare i reattori delle centrali che – al netto di soluzioni alternative – dovranno essere spenti.

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