Addio sigarette elettroniche usa e getta, il Belgio è il primo in Europa a proibirle

Addio sigarette elettroniche usa e getta, Belgio 1° in Europa a proibirle

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Niente più e-cig  usa e getta dal 2025. Il Belgio è il primo Paese dell’Unione europea a mettere al bando il cosiddetto svapo.

Le ragioni del divieto delle sigarette elettroniche sono legate all’effetto che questi dispositivi hanno sulla salute e sull’ambiente. Il ministro della Salute belga, Frank Vandenbroucke, le ha definite una minaccia per la salute degli adolescenti. Proprio tra i più giovani l’uso dei dispositivi è particolarmente diffuso anche perché vengono percepiti come meno dannosi delle sigarette tradizionali. Su questo tema l’Organizzazione mondiale della Sanità ha affermato che non esistono prove scientifiche su quanto le sigarette elettroniche siano meno dannose di quelle tradizionali. La prima sigaretta tra gli adolescenti è sempre più spesso un’e-cig. Basta guardare la cura del packaging, il prezzo competitivo, i colori utilizzati e le opzioni infinite di “aromi”disponibili per intuire l’appeal che queste possono avere sui giovanissimi.

Secondo il Rapporto sul fumo in Italia del 2022 dell’Istituto Superiore di Sanità, 1,2 milioni di italiani fanno uso di e-cig.

In realtà anche le sigarette elettroniche contengono nicotina (causa di ipertensione e diabete) inoltre, ci sono forti indizi sulla pericolosità delle sostanze utilizzate per aromatizzare l’aerosol. Come segnalato dall’Airc, il vapore prodotto contiene sostanze potenzialmente dannose: il glicole propilenico e la glicerina che possono produrre formaldeide e acetaldeide, “A dosi più elevate di quelle assunte con la singola e-cig, queste sostanze sono considerati cancerogeni certi e per questo inseriti nel gruppo 1 delle sostanze cancerogene dello IARC.

Le sigarette utilizzate una sola volta e poi gettate moltiplicano il volume dei rifiuti dispersi nell’ambiente, rifiuti costituiti principalmente di plastica e batterie, due elementi estremamente inquinanti.

In un discorso tenuto quest’anno presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità il ministro belga Vandenbroucke ha affermato: “Quando si scrivono le politiche di salute pubblica, bisogna farsi guidare dalle evidenze scientifiche. E le evidenze devono essere credibili, per cui la scienza deve essere scollegata dalle interferenze dell’industria, sia in termini di obiettivi che in termini di ricerca e pubblicazioni. La salute delle nostre popolazioni deve essere il nostro orizzonte, e le tattiche delle industrie non devono minare le ambiziose politiche di salute pubblica basate sui risultati scientifici. Dobbiamo essere molto chiari su questo punto: sappiamo quanto potente sia l’industria del tabacco e il report (presentato durante l’incontro, n.d.r.) dà un’idea del potere di altre industrie. Ciò significa che dobbiamo essere almeno altrettanto forti nelle nostre decisioni per istituire norme necessarie su prodotti nocivi per la salute.

Provvedimenti simili sono in discussione in altri Paesi come Regno Unito, Francia, Australia e Nuova Zelanda.

I produttori di e-cig non sembrano allarmati più di tanto dal provvedimento infatti basterà loro puntare su dispositivi ricaricabili, un po’ più costosi, per continuare a vendere i propri prodotti.

L’Unione europea ha ribadito nelle sue raccomandazioni di volere raggiungere l’obiettivo “generazione senza tabacco” entro il 2040, obiettivo che si inserisce nel suo Piano per la lotta contro il cancro. L’Unione vuole abbassare la percentuale di fumatori al suo interno dal 25% al 5%, si punta sulle nuove generazioni che grazie anche all’ampliamento delle zone in cui è vietato fumare, dovrebbero vivere il fumo come qualcosa di innaturale e conseguentemente esserne meno attratti. Anche l’esposizione al fumo passivo ha un ruolo nell’aumentare il rischio di sviluppare una malattia legato al fumo. Oltre ai luoghi al chiuso, anche spazi come le aree all’aperto di ristoranti e bar, ospedali, scuole, case di cura, aree gioco e università dovrebbero essere “smoke free”.

Ma le raccomandazioni europee non sono vincolanti e ogni Stato membro può adottare le misure che preferisce. Il risultato è che la lotta al tabagismo procede a macchia di leopardo in Europa. In Italia, Milano è in prima fila con il divieto di fumare sigarette all’aperto, dal 1 gennaio 2025. Il fumatore dovrà assicurarsi di essere a distanza di almeno 0 metri da altre persone, pena una multa compresa tra i 40 e i 240 euro. La capitale lombarda non fa sconti neanche ai tavolini all’aperto di bar e ristoranti. Il provvedimento vieta solo le sigarette che prevedono al combustione del tabacco per cui, anche in questo caso, i dispositivi elettronici potranno essere utilizzati, anche usa e getta.

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