“La slitta di Babbo Natale inquina”, lo studio scherzoso (ma non troppo) di uno scienziato inglese

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“La slitta di Babbo Natale inquina”, lo studio scherzoso (ma non troppo) di uno scienziato inglese

Il calcolo si basa su studi reali. Un modo per aprire gli occhi sul reale impatto dei pascoli industriali sull’ambiente

Uno scienziato inglese, il docente di Ecologia alla Northumbria University di Newcastle Mike Jeffries, ha lanciato un avvertimento a Babbo Natale: i viaggi intercontinentali per consegnare i regali a tutti i bambini (o quantomeno quelli buoni) inquinano parecchio.

Sebbene l’avvertimento del professor Jeffries sia una simpatica boutade, lo studio condotto nei giorni precedenti al Natale è assai serio e i risultati sono da prendere in considerazione.

Non tanto perché dovremmo preoccuparci davvero della quantità di CO2 emessa durante l’attività lavorativa annuale dall’omone vestito di rosso, quanto perché leggere l’articolo pubblicato su The Conversation dal professore aiuta a capire quanto tante attività umane (o legate agli esseri umani) siano davvero impattanti sull’ambiente. 

E allora, quanto inquina la slitta di Babbo Natale? Il professor Jeffries è partito dall’assunto che a trainare la slitta siano ancora le tradizionali otto renne (Dasher, Dancer, Prancer, Comet, Cupid, Donner, Vixen e Blitzen) a cui si aggiunge Rudolf che col suo naso luminoso è assai comodo nelle notti di nebbia.

“Il guaio per Babbo Natale – afferma il professore britannico – è che le renne sono ruminanti: mangiano piante che fermentano e producono metano nelle loro viscere, un potente gas serra. Quando le renne sono a terra (nel resto dell’anno, ndr) rosicchiano piccoli arbusti e questo pascolo ha un effetto significativo sul bilancio del carbonio del paesaggio artico”. 

Jeffries cita due studi condotti sui pascoli di renne in Finlandia e in Norvegia per calcolare il quantitativo di gas serra prodotto dai ruminanti durante tutto l’anno.

Il professore ha dimostrato che il pascolo delle renne di Babbo Natale durante i 364 giorni in cui non lavorano, può incidere sul paesaggio circostante. Più nello specifico: incidono sulla espansione delle betulle a danno della tundra e sulla diffusione di particolare specie di funghi che aiutano il suolo a trattenere la CO2.

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Infine, il docente di Ecologia ha dimostrato che gli escrementi di Rudolf e colleghi, venendo depositati nelle paludi per tutto l’anno, aumentano la produzione di metano delle torbiere, probabilmente perché introducono in quell’habitat batteri che in condizioni normali non ci sarebbero.

Dunque, il problema reale non è tanto l’inquinamento della slitta durante il solo viaggio intercontinentale annuale, quanto il mantenimento dei “motori naturali” (le renne, appunto) per il resto dell’anno.

Il risultato finale della ricerca? Dato il comportamento del tutto particolare delle renne di Babbo Natale non possibile effettuare un calcolo preciso in assenza di ulteriori dati. Però questo non è un problema.

Le renne di Babbo Natale, infatti, sono in numero troppo esiguo per poter essere pericolose per l’ambiente. Ciò di cui dovremmo occuparci è l’impatto che hanno sull’ambiente altri ruminanti, come le mucche, utilizzati per scopi industriali (dalla produzione del latte a quella della carne) e che producono un quantitativo di CO2 assai più elevato e che spesso vivono in condizioni assai più difficili di quelle di Rudolf e Co.

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