L’app Sprecometro si evolve. Ora sarà possibile misurare gli sprechi quando mangiamo fuori casa e nelle mense scolastiche.
In occasione dell’11esima Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, arriva per la ristorazione e il consumo di cibo fuori casa, una innovativa funzione dell’app Sprecometro dell’Università di Bologna (per Ios e Android, liberamente scaricabile e gratuita), che permette di misurare quanto cibo sprechiamo ogni volta che non mangiamo a casa e anche l’impatto di questo spreco sull’ambiente.
L’app Sprecometro , già sviluppata dall’Osservatorio Waste Watcher International per misurare e prevenire lo spreco di cibo, da soli o in gruppo, si evolve, quindi, per diventare uno strumento rilevatore di sprechi per tutti i pubblici esercizi: bar, pizzerie, ristoranti, e anche per le mense scolastiche ed aziendali. Basterà, nella fase di inserimento di un alimento sprecato, selezionare l’opzione ‘fuori casa’ oppure ‘in mensa’.
Questa novità consente di visualizzare l’aggregato di tutti gli sprechi registrati al di fuori dell’ambiente domestico, ampliando così la portata dell’applicazione e offrendo una panoramica completa sugli sprechi alimentari.
E non solo. Dal prossimo anno scolastico 2024/2025, Sprecometro sarà al centro del progetto educativo promosso e organizzato da Camst group e curato dal team di progettazione di Sprecometro. Nelle scuole verrà fornita l’app con una sezione a loro dedicata, nella quale gli insegnanti potranno iscrivere le proprie classi, iniziando così il monitoraggio alimentare. Saranno misurati automaticamente, in grammi, gli sprechi attuati dalle singole classi, e ne verrà valutato l’impatto, in termini di impronta idrica e carbonica, sull’ambiente.
In base ai risultati ottenuti, agli insegnanti saranno poi forniti materiali informativi, video, schede e quiz, che potranno utilizzare per sensibilizzare i bambini sul tema per prevenire gli sprechi e potenziare le buone pratiche di educazione alimentare.
Waste Watcher, allarme sociale su sicurezza alimentare
“Allarme sociale” sul fronte della sicurezza alimentare: “chi si dichiara ‘povero’ non solo mangia peggio, ma spreca di più (+ 17%)”. E’ la fotografia scattata dall’Osservatorio Waste Watcher International/Spreco Zero su monitoraggio Ipsos/Unibo (Università di Bologna), usando l’indice Fies (Food Insecurity Experience Scale), che misura il livello di accesso delle persone a cibo adeguato e nutriente.
Dal punto di vista socioeconomico, il ceto che si autodefinisce ‘popolare’ (‘mi sento povero e fatico ad arrivare alla fine del mese’) e che in Italia conta oltre 5,7 milioni di persone (oltre il 10% della popolazione, dati Istat) presenta un aumento del 280% di insicurezza alimentare rispetto alla media italiana. Insicurezza alimentare che aumenta dell’11% nelle famiglie con almeno un figlio minorenne e diminuisce dell’8% nelle famiglie senza figli minorenni. Secondo l’analisi, un consumatore su due a basso potere d’acquisto cerca cibo a ridosso di scadenza per risparmiare, il 41% sceglie il discount a scapito del negozio, il 77% ha intaccato i risparmi per fare fronte al costo della vita, il 28% ha tagliato ulteriormente il budget per la spesa alimentare.
“Sono dati che dobbiamo attenzionare con cura – rileva il direttore scientifico Waste Watcher, Andrea Segrè – perché ci permettono di evidenziare la stretta connessione fra inflazione e insicurezza globale da un lato e ricaduta sociale dall’altro, fra potere d’acquisto in calo costante e conseguenti scelte dei consumatori che non vanno purtroppo in direzione della salute dell’ambiente, ma nemmeno di quella personale. Se in un primo momento l’effetto inflazione ha portato a misurare con decisione gli sprechi, prolungata nel tempo ha costretto i cittadini all’adozione di nuove abitudini ‘low cost’ per fronteggiare la crisi. Scegliere cibo scadente, meno salutare e spesso di facile deterioramento non comporta solo un aumento del cibo sprecato in pattumiera, ma anche un peggioramento nella propria dieta e nella sicurezza alimentare. Se la salute nasce a tavola, dal cibo scadente deriva l’aggravio dei costi sociali e ambientali. In definitiva: da poveri mangiamo e stiamo peggio, e sprechiamo persino di più. E questo circolo vizioso si riverbera sull’ambiente“.
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