Secondo la startup americana Living Carbon, i pioppi creati in laboratorio catturano più CO2 rispetto ai “fratelli” naturali. Giorgio Vacchiano (Università degli Studi di Milano): “Ecco come nascono gli alberi geneticamente modificati”.
Alberi geneticamente modificati per contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico. A piantare alcuni speciali pioppi in aperta campagna in Georgia, negli Stati Uniti d’America, è stata la società Living Carbon specializzata nelle biotecnologie forestali. Secondo i ricercatori, gli arbusti trasformati in laboratorio riescono a fotosintetizzare più velocemente rispetto ai “fratelli” naturali. Ma come si ottengono gli alberi geneticamente modificati?
“Ci sono diversi metodi per modificare geneticamente ciò che regola la fotosintesi. Gli scienziati di Living Carbon hanno utilizzato la vecchia tecnica della “pistola genetica”, cioè “gene gan”, in cui si cerca di bombardare il DNA delle cellule target con il genoma da inserire. Nel caso di specie, i ricercatori hanno inserito un tratto delle piante di tabacco in grado di minimizzare le perdite di carbonio che avvengono durante la fotosintesi, così da aumentare la quantità di CO2 incamerata“, ha spiegato a Teleambiente Giorgio Vacchiano, Professore dell’Università degli Studi di Milano.
Entro il 2024 Living Carbon potrebbe fornire 4 o 5 milioni di alberi geneticamente modificati a tutti gli Stati Uniti d’America. Intanto, la startup già sta creando pioppi e pini capaci di assorbire più efficacemente i metalli pesanti dai terreni inquinati. Ma possiamo dire che la lotta al cambiamento climatico è a un punto di svolta?
“Secondo gli esperti di Living Carbon, la risposta è sì. I loro risultati in serra evidenziano un aumento del 57% dell’efficacia fotosintetica. Ancora non è pensabile utilizzare, però, una tecnologia simile su larga scala. Per esempio, i pioppi non possono essere piantati su ogni terreno. Di certo, gli scienziati hanno preso le giuste contromisure per evitare l’inquinamento genetico, affinché i genomi modificati non vadano in giro a fecondare altri vegetali. Non a caso tutti i pioppi piantati in Georgia sono femmine, dunque, non possono produrre polline. La prima misura per lottare contro il cambiamento climatico resta sempre la riduzione delle emissioni“, ha sottolineato il docente dell’Ateneo Lombardo.


