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Superbonus, Giorgetti punta a spalmare i crediti in 10 anni

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L’annuncio ha scatenato le proteste di costruttori e banche, ma indigna anche il paragone con il disastro del Vajont.

Superbonus, nuova stretta in arrivo del governo: Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, punta a spalmare i crediti in dieci anni anziché in quattro e a bloccare le deroghe parlamentari, per cercare di ridurre il peso della misura sul debito pubblico. Una mossa che ha trovato prontamente le resistenze dei principali attori interessati, come Ance, Abi e Cna, e che ha ulteriormente generato polemiche con le dichiarazioni del ministro, che ha paragonato gli effetti del Superbonus al disastro del Vajont.

Giorgetti scontenta tutti 

Finora, il Superbonus ha generato un peso di crediti pari a 160 miliardi sui 219 relativi a tutti i bonus edilizi. La mossa di Giorgetti punta a estendere l’impatto sul debito dal periodo 2024-2027 fino al 2033, riducendo l’effetto annuale aggiuntivo del periodo iniziale e aumentando quello nel periodo 2028-2033. Il timore è che il provvedimento che punta a spalmare obbligatoriamente i crediti fiscali in dieci anni sia retroattivo: così facendo, l’effetto per le imprese potrebbe essere devastante. “Aspettiamo di vedere il testo del provvedimento, ma non può essere reatroattivo perché avrebbe un impatto devastante su imprese, banche e cittadini“, avverte Federica Brancaccio, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), che ha firmato una nota congiunta con l’Associazione bancaria italiana (Abi): “Si rischia di minare la fiducia quando invece bisogna dare certezze“.
Anche la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa (Cna) si dice preoccupata: “Le novità annunciate sono misure penalizzanti per le imprese di un settore già in difficoltà“.
L’annuncio di Giancarlo Giorgetti trova contrarie anche le opposizioni. “Falliranno decine di migliaia di imprese e a cascata anche i fornitori” – il commento comune di esponenti del Pd e del M5S, in primis Giuseppe Conte – “Metà del portafoglio di crediti fiscali è imputabile al governo Meloni e ai suoi provvedimenti groviera“.

La rassicurazione 

Una parziale rassicurazione è arrivata da Federico Freni, sottosegretario all’Economia, a margine dei lavori della Commissione Finanze del Senato: “La retroattività è limitata alle spese sostenute nell’esercizio fiscale vigente alla data di entrata in vigore della norma, quindi a tutte le spese sostenute nell’esercizio del 2024. Una spesa di gennaio è retroattiva, ma una sostenuta a dicembre 2023 non è eleggibile alla rateizzazione obbligatoria in dieci anni“.

La polemica sul Vajont

La diga l’abbiamo messa, ma la valanga era già partita. Come nel Vajont, quando la valanga è arrivata giù ha prodotto dei disastri“, ha spiegato Giorgetti, a cui hanno risposto prontamente le opposizioni e non solo. “Poteva risparmiarsela“, il commento di Stefano Patuanelli (M5S). “Battuta fuori luogo, sarebbe bene chiedere scusa“, il punto di Francesco Boccia (Pd). E interviene anche Antonio Carrara, sindaco di Erto e Casso: “Non voglio aprire una polemica, ma è un esempio errato, qui ci sono stati duemila morti ed è stata proprio la costruzione della diga a provocare il distacco della frana che innescò l’onda“.

Le altre misure 

L’emendamento del governo dovrebbe arrivare in Commissione nella giornata di venerdì 10 maggio, e oltre ai crediti spalmati in dieci anni dovrebbe contenere altre misure: coinvolgimento dei Comuni nei controlli, con un ritorno del 50% delle somme eventualmente recuperate, e deroghe limitate con l’ampliamento del fondo già previsto di 400 milioni per determinate categorie (aree del cratere sismico, terzo settore e chi è affetto da disabilità gravi).

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