Un docufilm che cerca di capire se la decarbonizzazione degli impianti attraverso nuove tecnologie possa applicarsi anche all’ex Ilva di Taranto, ultima acciaieria italiana alimentata ancora a carbone.
Secondo Legambiente “il 2024 potrebbe essere l’anno della svolta per l’ex Ilva di Taranto. Chiusa l’epoca del socio indiano ArcelorMittal, il Governo ha indicato l’urgenza di una svolta impegnandosi a garantire la continuità della produzione convocando i sindacati per giovedì 18 gennaio. Ma l’unica svolta auspicabile è quella che possa garantire la salute di chi vive a Taranto, a partire dal quartiere Tamburi, il più vicino allo stabilimento siderurgico, e di chi, in quella fabbrica, lavora”.
“Il governo vuole usare uno strumento estremo per tenere in vita un’attività produttiva che nessuno più vuole. – lo afferma il presidente di Peacelink Alessandro Marescotti riferendosi all’approvazione del decreto legge che rafforza alcune misure già presenti nell’ordinamento, a tutela della continuità produttiva e occupazionale delle aziende in crisi, fra cui l’ex Ilva – È l’ultima mossa disperata di una lunga storia paragonabile a un tentativo di rianimazione. Ora Ilva è in coma assistito. Non è ancora morta. Ma vegeta nel limbo di un futuro senza speranza“.
Una transizione green, quella per la città e per l’ex Ilva, realizzabile come sta già avvenendo in altri paesi e descritta nel video reportage “Taranto dopo il carbone”, realizzato dall’agenzia giornalistica Next New Media per Legambiente.
“La svolta – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani – passa per l’immediata valutazione dell’impatto sanitario delle emissioni degli attuali impianti, per accertare se e quanto possono continuare a produrre senza rischi inaccettabili per la salute. Non c’è nulla su questo tema che possa essere dato per scontato. Non c’è nuovo Piano Industriale che possa prescindere da questo elemento. La svolta significa avviare rapidamente il processo di decarbonizzazione del ciclo produttivo, mandando in soffitta il carbone e, con lui, i vecchi altiforni, le cokerie e gli altri impianti a loro servizio. Vogliamo dirlo con chiarezza: se a Taranto si deve continuare a produrre acciaio occorre farlo con i forni elettrici, utilizzando il preridotto e avviando subito la sperimentazione sull’uso dell’idrogeno”.
“Quante altre centinaia di milioni occorrerebbe investire per tenere in vita impianti ormai obsoleti, che rappresentano il passato della produzione di acciaio? Chiediamo – ha ribadito la presidente di Legambiente Taranto Lunetta Franco – che una volta definiti finalmente assetti proprietari e governance, ponendo termine ad una incertezza e ad un immobilismo che ha già fatto troppi danni, si proceda ad una verifica approfondita dello stato in cui versano gli impianti e alle manutenzioni straordinarie necessarie o al loro stop se le condizioni in cui si trovano lo richiede. Occorre prevedere investimenti che in tempi rapidi e definiti, portino ad una totale trasformazione del ciclo produttivo centrandolo su forni elettrici e D.R.I., con innovazione non solo di processo ma anche di prodotto”.
Il video reportage di Legambiente “Taranto dopo il carbone”
Si tratta di un reportage video di 18 minuti sul futuro della siderurgia che racconta in che direzione si stanno muovendo gli altri Paesi e i colossi internazionali per abbattere le emissioni nei prossimi anni.
Il docufilm cerca di capire se la decarbonizzazione degli impianti attraverso le nuove tecnologie possa applicarsi anche all’ex Ilva di Taranto, ultima acciaieria italiana alimentata ancora a carbone approfondendo l’attuale situazione dello stabilimento e della città a circa 12 anni dal sequestro giudiziario.
I racconti e le testimonianze di manager di grandi aziende del settore, di chi sta producendo i prototipi di prossima generazione all’estero e di chi vive ogni giorno la situazione difficile di Taranto, dalle associazioni dei cittadini fino alle istituzioni locali che si occupano della difesa della salute e dell’ambiente.


