Cosa c’entra il drammatico abbassamento dei laghi, come il Lago Albano, con l’impianto che da metà 2027 dovrebbe sorgere a pochissima distanza?
Dal futuro termovalorizzatore di Roma alla crisi idrica dei Castelli Romani: una seria questione ambientale (e non solo) diventa oggetto di un’inchiesta di Claudia Di Pasquale per Report, la trasmissione di Rai 3 condotta da Sigfrido Ranucci. La zona di Santa Palomba, scelta per ospitare il futuro impianto che brucerà rifiuti e produrrà energia, è al confine tra i Comuni di Roma, Ardea e Pomezia, ma anche a breve distanza dal territorio di Albano Laziale (frazione di Pavona). L’impianto che il sindaco Roberto Gualtieri, in qualità di commissario per il Giubileo e per l’emergenza rifiuti a Roma, vorrebbe costruire, rientra proprio tra le opere per l’Anno Santo, anche se non vedrà la luce prima della metà del 2027.
Questo, però, appare come il minore dei problemi. Sono diverse le criticità potenziali dell’impianto, a cominciare dall’impatto ambientale. Intorno alla zona che ospiterà il termovalorizzatore, infatti, ci sono aziende agricole che temono di perdere il certificato di produzione biologica, ma anche cittadini che abitano in case sparse e a distanze per cui, a norma di legge, non potrebbero esserci impianti di smaltimento e trattamento di rifiuti. Tra l’altro, c’è anche un altro progetto, quello della sede del Print, progetto di housing sociale di Cassa Depositi e Prestiti, a circa un chilometro dalla sede del futuro impianto (che tuttavia, secondo il progetto, non fornirà energia al Print). Gli abitanti della zona, tra Santa Palomba, Villaggio Ardeatino e Borgo Sorano, non hanno neanche l’acqua potabile, ma il termovalorizzatore, per funzionare, avrà bisogno di ingenti quantità d’acqua.
E proprio l’acqua è un fattore determinante e complesso in questa storia. Sempre nella stessa area, c’era una discarica, ormai chiusa: quella di Roncigliano, per cui ARPA Lazio da anni monitora lo stato delle falde acquifere nel timore di possibili contaminazioni. “Le falde sono probabilmente inquinate ancora oggi, nessuno ha mai attuato una caratterizzazione e la bonifica non è mai avvenuta“, ha ammesso il dirigente Fabrizio Gismondi.
Il tutto, mentre i Castelli Romani, con i loro laghi vulcanici, continuano a vivere una crisi idrica senza precedenti, con i sindaci del territorio costretti ad emanare ordinanze per evitare sprechi. Intanto, però, nel corso dei decenni il Lago Albano si è abbassato di ben 6,5 metri, cambiando completamente aspetto. Ad esternare la preoccupazione dei residenti è intervenuto anche Roberto Salustri, ecologo e portavoce del Coordinamento Natura e Territorio dei Castelli Romani: “L’inceneritore avrà senza dubbio delle conseguenze perché sorgerà sopra la falda e, dato che sono previsti pozzi che attingono l’acqua da questa falda, questo forte consumo si aggiungerà a quelli già esistenti“.
Stando al progetto, per funzionare il termovalorizzatore avrà bisogno ogni anno di 85mila m³ di acqua. Sono cinque le fonti di approvvigionamento previste: recupero dell’acqua piovana; recupero delle acque di condensazione dell’impianto di recupero fumi; riuso dell’acqua del depuratore di Albano; allaccio alla rete idrica; sfruttamento di due pozzi da realizzare nell’area. Ciò che lascia enormi dubbi è l’esistenza di una legge regionale del 2009, secondo cui in quella zona non sarebbe possibile realizzare nuovi pozzi. Tra l’altro, ad aggiudicarsi l’appalto per costruire il termovalorizzatore è stata una cordata guidata da Acea, la stessa azienda che aveva chiesto alla Regione Lazio di istituire un’area di salvaguardia del campo pozzi Laurentino. Quell’area però non è stata istituita e Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, ha spiegato: “Stiamo rivedendo tutto il Piano rifiuti, guarderò anche questo aspetto che nessuno mi aveva portato all’attenzione“.
L’ex discarica di Roncigliano continua a costituire una grande preoccupazione per cittadini e amministratori locali. “Il nostro Comune aveva chiesto di istituire un’area ad alto rischio di crisi ambientale a Roncigliano, la legge dice che all’interno di quel perimetro non possono essere realizzati impianti di rifiuti che possano essere classificati come inquinanti” – spiega Massimiliano Borelli, sindaco di Albano Laziale – “Se dovessimo applicare la legge, la costruzione del termovalorizzatore non dovrebbe avvenire. So che vado contro un sindaco del mio stesso partito, ma io devo difendere il mio territorio e i cittadini che rappresento“.
L’inchiesta si è concentrata anche sulla perizia di una società di ingegneria ambientale, la GE.CO., che aveva prima scritto una relazione sui vincoli che nell’area di Santa Palomba avrebbero impedito la costruzione di impianti di rifiuti, e poi l’aveva cambiata un anno dopo, togliendo quei vincoli. Una relazione fatta per “fare un favore ad Ama“, pagata duemila euro e redatta in meno di due settimane, appena sei giorni prima dell’acquisto del terreno da parte della municipalizzata capitolina dei rifiuti.
I terreni dove sorgerà il termovalorizzatore erano stati acquisiti da Ama nell’ottobre 2022, ad un prezzo giudicato eccessivo e diventato anche oggetto di attenzioni da parte della magistratura (75 euro al m², mentre a brevissima distanza un altro terreno, trasformato in polo logistico di Amazon, era stato pagato poco meno di 13 euro al m²). Secondo il Consorzio per lo sviluppo industriale Roma-Latina, tra l’altro, quel terreno sarebbe inedificabile e ancora meno potrebbe ospitare un impianto come il termovalorizzatore.
L’acquisto del terreno viene analizzato così da Report. La valutazione, di circa 7,5 milioni di euro complessivi, sarebbe stata svolta da uno studio di Lanuvio e firmata dal geometra Umberto Linari, che non ha voluto rispondere alle domande dell’inviata. La valutazione inziale, invece, fatta dall’architetto Daniele Impallara, era di meno di 3,6 milioni (con il terreno solo in parte edificabile). Valutazione, quest’ultima, in linea con quella richiesta dalla precedente proprietaria del terreno, un’anziana francese, ad un architetto di sua fiducia.
L’acquisto si è poi svolto con l’intermediazione dell’immobiliarista Andrea Meschini, del gruppo Me.Ci., che avrebbe incassato una provvigione di 447mila euro. Nell’area è presente anche una fascia consortile di rispetto che impedirebbe la costruzione di diverse tipologie di edifici (figuriamoci un termovalorizzatore). La valutazione finale sarebbe poi avvenuta sulla base di una variante che doveva ancora essere approvata e che non tutti gli architetti di Ama avevano voluto firmare. Probabilmente, sapendo già che quel terreno avrebbe dovuto ospitare un’opera così grande, qualcuno ha provato a massimizzare il più possibile sul prezzo di vendita.
“C’è un’inchiesta in corso, ma sono fiducioso che emergerà che Ama abbia pagato il prezzo corretto per quel terreno” – le parole di Roberto Gualtieri intervistato da Claudia Di Pasquale – “Mi fido ciecamen…, mi fido molto di quanto fatto da Ama, lei sta dicendo cose senza senso“.
Tra gli intervistati c’è anche Bruno Manzi, presidente di Ama, che assicura la possibilità di costruire il termovalorizzatore su quel terreno, anche se su questo confligge il parere del Piano territoriale paesaggistico regionale (PTPR). E come se non bastasse, c’è la questione del Fosso della Cancelliera, piccolo corso d’acqua che attraversa Santa Palomba, non menzionato nella perizia dello studio di Lanuvio.
“Il Comune di Roma ha un ufficio stime pieno di persone competenti, potevano chiedere a loro. Non lo fanno e incaricano un privato che non si degna nemmeno di citare che l’area è attraversata da un fosso, ma si può stimare il valore di un’area che apparentemente non presenta un corso d’acqua al suo interno?” – attacca Paolo Berdini, urbanista ed ex assessore capitolino – “C’è una differenza di valore tra un terreno attraversato da un fosso e uno che non lo è, se un fosso è naturale non lo decide lo studio legale di chi è pagato per farci il termovalorizzatore. Si è completamente stravolto il sistema legale della funzione pubblica, è il privato che dice che ora lì non c’è più naturalità. Siamo davanti a un inedito procedurale“.
Il Fosso della Cancelliera, non citato nelle relazioni della società GE.CO., sarebbe stato deviato artificialmente tra il 2002 e il 2009, mentre nelle mappe catastali seguirebbe ancora la direzione originale. Acea, tuttavia, sostiene che quella deviazione artificiale definisca il Fosso non più come corso d’acqua, ma come opera idraulica.
I dubbi degli attivisti e dei residenti locali, quindi, apparirebbero leciti, considerando anche l’opposizione al progetto di amministratori locali come il già citato Massimiliano Borelli o come il sindaco di Lanuvio, e deputato Fdi, Andrea Volpi. Come ha spiegato anche Sigfrido Ranucci, l’unico che potrebbe bloccare il progetto in questo momento è Francesco Rocca. Il presidente della Regione Lazio può intervenire su due istanze (ex discarica di Roncigliano e inquinamento della falda acquifera), pur avendo ammesso di non sapere molti aspetti e dettagli che gli erano stati riferiti proprio dall’inviata di Report.


