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Termovalorizzatore di Roma, cosa dobbiamo sapere

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Alcuni dettagli per chiarire perché un simile progetto sia così divisivo. 

Uno dei piani più ambiziosi del mandato di Roberto Gualtieri come sindaco di Roma è senza dubbio la realizzazione del futuro termovalorizzatore della Capitale, che sorgerà a Santa Palomba e i cui lavori dovrebbero iniziare entro la fine di quest’anno. In qualità di commissario straordinario per il Giubileo, Gualtieri da tempo sta cercando di risolvere i problemi della gestione dei rifiuti di Roma, che ha una carenza strutturale sia per quanto riguarda il sistema di raccolta e gli impianti, sia per quanto riguarda la percentuale di differenziata, che nessuna amministrazione finora è riuscita ad alzare a livelli soddisfacenti.

Per evitare che i rifiuti finiscano in discarica, si punta a realizzare un termovalorizzatore. Va ricordato in primis un semplice concetto: si tratta di un impianto più tecnologico rispetto ai classici inceneritori, perché bruciando i rifiuti consente anche di ottenere energia. Il modello scelto da Roma è quello di Copenhagen, mostrato anche da un video dello stesso Gualtieri. Il futuro termovalorizzatore della Capitale dovrebbe permettere di bruciare 600mila tonnellate di rifiuti all’anno e garantire la produzione di energia pari al fabbisogno di 200mila famiglie. Per ridurre le emissioni di CO2 prodotte dall’impianto, è previsto anche un sistema di cattura. Inoltre, come ha spiegato sempre il sindaco di Roma, dai rifiuti bruciati sarà possibile ricavare materiale edile per costruire strade e marciapiedi.

Fin qui, le note positive. Il tema, però, è quanto mai divisivo e lo dimostrano anche le proteste di associazioni ambientaliste e dei residenti nelle zone circostanti Santa Palomba. Una località di confine tra vari Comuni: non solo Roma, ma anche Ardea, Albano e Pomezia. Quello che preoccupa è soprattutto l’impatto diretto sulla salute, dal momento che non è chiaro se le caratteristiche del termovalorizzatore saranno pari a quelli degli impianti più all’avanguardia, dotati di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni che, in caso di picchi e di allerta ambientale, permette di ridurne la piena operatività. Senza considerare l’impatto ambientale, in termini di inquinamento, causato dai camion che trasporteranno ogni giorno un’enorme quantità di rifiuti. Va anche ricordato che il termovalorizzatore di Copenhagen non brucia solo rifiuti indifferenziati, ma anche altri tipi di rifiuti che potrebbero essere riciclati. Per funzionare, però, il termovalorizzatore ha bisogno di un’enorme quantità di rifiuti, che molto spesso vengono importati anche dall’estero, Italia e Roma comprese.

Il termovalorizzatore di Roma, tra costruzione e messa in funzione, dovrebbe costare in tutto quasi 7,5 miliardi di euro. La costruzione è stata messa a gara e la scadenza per la presentazione delle domande è stata fissata al prossimo 18 maggio. Si punta a realizzarlo e a metterlo in funzione nei primi mesi del 2027. Finora, i ricorsi delle associazioni contrarie sono stati respinti sia dal Tar che dal Consiglio di Stato, e questo ha permesso al progetto di andare avanti. Non è escluso tuttavia che vi possano essere ulteriori azioni legali in sede di giustizia europea.

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