A Teleambiente le storie di tre donne, carabinieri per vocazione, che hanno scelto di arruolarsi per ‘essere’ carabinieri e non ‘fare’ il carabiniere. “Essere carabinieri – hanno spiegato – significa sposare determinati valori, non solo indossare una divisa, ma avere un habitus mentale, avere dedizione verso il proprio lavoro, spirito di sacrificio, vicinanza alla popolazione ed alla comunità, tendere una mano dove qualcun altro non arriva”.
Tre giovani militari, tre giovani donne dell’Arma, si sono raccontate nel corso di una conferenza stampa che si è svolta a Terni, presso il Comando Provinciale dei Carabinieri. Tre ragazze che hanno scelto di arruolarsi per servire lo Stato, hanno condiviso con i giornalisti le loro esperienze personali e professionali.
Il tutto si è svolto in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

L’incontro è stato coordinata dal tenente colonnello Giancarlo Caporaso, comandante del Reparto Operativo del comando provinciale Carabinieri di Terni.
Ai microfoni di Teleambiente sono intervenute il maresciallo Valentina Delmastro, originaria di Roma, il vice brigadiere Sara Impeciati dalla provincia di Rieti, ma ternana di adozione ed il carabiniere Viviana Maria Casanas, dal Venezuela.
“Non non facciamo i carabinieri – ha esordito il maresciallo Valentina Delmastro, in servizio presso la Stazione di Fabro – noi siamo carabinieri. Essere carabinieri significa sposare determinati valori, non solo indossare una divisa, quindi avere un habitus mentale, avere dedizione verso il proprio lavoro, spirito di sacrificio, vicinanza alla popolazione ed alla comunità, tendere una mano dove qualcun altro non arriva”.
“Infatti – ha sottolineato il maresciallo Delmastro – una delle peculiarità dell’Arma dei Carabinieri è appunto quella della presenza sul territorio, della capillarità. Attraverso le stazioni dei carabinieri noi siamo ovunque, siamo in tutta Italia ed è proprio la vicinanza verso la comunità che è l’aspetto peculiare dell’Arma dei Carabinieri”.
Perchè un ragazzo, oggi, diventa carabiniere?
“Ad oggi, secondo me, e come sempre – ha evidenziato il vice brigadiere Sara Impeciati, in servizio a Collescipoli, nel comune di Terni– ci si arruola nell’Arma dei Carabinieri per dare forma e per dare sostanza ai valori che contraddistinguono la propria personalità e i propri ideali”.
“Poi ovviamente – ha aggiunto Sara Impeciati – c’è anche tutto un aspetto, non solo pratico, è un lavoro che dà la certezza di un impiego, e tutto il resto, ma c’è anche l’aspetto professionale e di crescita, l’Arma dei Carabinieri mette perfettamente in condizioni di poter accedere a diverse figure professionali, ma anche di accrescere dall’interno, ed io stessa, ne sono la prova. Sono partita dall’esercito per poi transitare nell’Arma dei Carabinieri come carabiniere semplice per poi diventare sopraintendente e quindi vice brigadiere”.
Il commento del carabiniere Viviana Maria Casanas, reduce da un’esperienza in esercito: “In esercito, ho avuto una formazione, più che altro, improntata sul corpo e sullo spirito, invece nell’Arma ho avuto quel tassello in più che mi ha dato la possibilità e l’onore di poter contribuire, da vicino e quotidianamente, ai bisogni delle persone, ad essere presente ogni giorno nella vita del cittadino”.
Il lavoro del carabiniere nel tempo è cambiato, ha seguito l’evoluzione della società
“L’Arma – ha riferito il maresciallo Valentina Delmastro – ha seguito di pari passo la società quindi come la società è andata ‘a modificarsi’, lo ha fatto anche l’Arma, per esempio anche a livello di formazione”.
“Per indossare il grado da maresciallo – ha concluso Delmastro – adesso c’è tutto un iter formativo che prevede una laurea triennale in Scienze giuridiche e della sicurezza, ed il personale, indipendentemente dal grado, è più propenso ad intraprendere studi universitari per acquisire ulteriori competenze che possono aiutare nello svolgimento giornaliero di questo servizio alla comunità, per la repressione dei reati e via dicendo”.


