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Terremoto M 6.0 in Afghanistan, oltre mille morti

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Il bilancio delle vittime del terremoto resta purtroppo ancora provvisorio: i feriti sono quasi tremila, ma ci sarebbero diverse centinaia di persone ancora intrappolate sotto le macerie. Difficili anche raggiungere le aree più remote della regione, in zone di montagna dove le strade sono già interrotte per alcune frane causate da un’alluvione. Il timore è che il bilancio definitivo, che sarà noto solo tra qualche giorno, possa avvicinarsi a quello del distruttivo sisma, di magnitudo 6.4, del 7 ottobre 2023.

Almeno mille morti, ma ci sono ancora centinaia di dispersi sotto le macerie, dopo il forte terremoto, di magnitudo 6.0, che ha colpito l’Afghanistan orientale alle 23.47 ora locale (le 21.17 in Italia). Con un ipocentro localizzato a otto chilometri di profondità e un epicentro nei pressi di Jalalabad, non lontano dal confine con il Pakistan, la scossa più forte di uno sciame sismico che ha interessato la regione ha fatto crollare diversi edifici, evidentemente non costruiti secondo i moderni criteri antisismici. Alcune delle case crollate, concentrate soprattutto nelle zone rurali, erano realizzate in fango e pietra.

I feriti, al momento, sono quasi tremila, ma si tratta in ogni caso di un bilancio ancora provvisorio. Ci sono ancora delle zone molto remote nella regione interessata dal terremoto e dal relativo sciame sismico, difficili da raggiungere anche per la presenza di alcune frane e danni a infrastrutture come strade e ponti. Le province più colpite, come ha reso noto l’Autorità talebana per la gestione dei disastri, sono quelle di Kunar, Tehpur, Manoki, Jaba Valley, Sokhi e Nurghul. Qui, tra l’altro, molte vie di comunicazione erano già parzialmente interrotte a causa delle inondazioni provocate da un’alluvione che si era abbattuta poche ore prima. La macchina dei soccorsi si sta muovendo molto lentamente, ma sono in arrivo aiuti anche da varie ong, come Save the Children, e dalla comunità internazionale. Paesi vicini, come Iran e Pakistan, hanno già annunciato di essere pronti a inviare aiuti per le popolazioni colpite, così come la Cina, l’India, l’Unione europea e l’Onu.

Gran parte del territorio nazionale dell’Afghanistan presenta una sismicità elevata. Quello delle scorse ore è il terzo terremoto catastrofico, con alcune migliaia di vittime complessive, dal ritorno al potere dei talebani nel 2021, giunto dopo il ritiro delle forze internazionali e il taglio dei finanziamenti governativi. Un fatto, questo, che ha comportato un crollo dei finanziamenti umanitari internazionali a favore di una popolazione che ha bisogno di aiuti urgenti e che, in queste ore, è ancora più vulnerabile. Mobilitare risorse e mezzi a livello internazionale per questa nuova emergenza risulta particolarmente complicato a causa del regime dei talebani.

Dal punto di vista geofisico, l’Afghanistan è un Paese prevalemente montuoso e per questo soggetto anche a forti terremoti. Il più distruttivo degli ultimi anni è sicuramente quello di magnitudo 6.4 del 7 ottobre 2023: una tragedia umanitaria passata mediaticamente in sordina anche a causa della concomitanza con l’attacco di Hamas a Israele, ma che ha causato lutti e distruzione. Le vittime della scossa di quasi due anni fa erano state circa 1.500 secondo le Nazioni Unite e oltre 4.000 secondo il regime talebano. Il terremoto di oggi, per intensità e proporzioni, appare abbastanza analogo e in queste ore si sta facendo di tutto per raggiungere anche le popolazioni colpite residenti nei luoghi più remoti. Raggiungere zone impervie di montagna, con le vie di comunicazione interrotte, appare impossibile e anche per questo si stanno utilizzando degli elicotteri. Intanto, negli ospedali dei principali centri della regione decine di persone sono accorse per donare il sangue per i feriti. La situazione resta molto delicata e il bilancio delle vittime è purtroppo destinato ad aggravarsi nelle prossime ore.

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