Tessuti di cotone lisci e idrorepellenti senza utilizzare sostanze che mettono a rischio salute e ambiente, come i PFAS. La scoperta dei ricercatori della NC State University.
I trattamenti che vengono eseguiti su tessuti in cotone per renderli più lisci e idrorepellenti si basano solitamente su resine a base di formaldeide (sostanza classificata nel gruppo 1 degli agenti cancerogeni) e su rivestimenti con Pfas, ovvero i cosiddetti inquinanti eterni, sostanze che hanno proprietà idrorepellenti e oleorepellenti, oltre ad essere molto resistenti alle alte temperature, motivo per cui vengono impiegate da anni in moltissimi settori, come nel caso dell’abbigliamento tecnico per l’outdoor.
Gli inquinanti eterni sono così definiti per un motivo: si accumulano nell’ambiente. Ciò comporta l’inquinamento di terreni e acqua, che finiscono per alterare gli ecosistemi e per contaminare anche l’organismo umano.
Un gruppo di ricercatori della NC State University, guidato dal professor Richard Venditti, ha individuato e sviluppato un’alternativa green più sicura per il trattamento delle fibre, basata sull’olio di semi di cotone epossidato o ECSO, elemento in grado di rendere il tessuto idrofobico e più resistente alle pieghe. Si tratta, quindi, di un elemento naturale che può dunque evitare di ricorrere a sostanze tossiche come la formaldeide.
L’effettiva formazione dei legami fra le molecole di olio così modificate e le fibre di cotone è stata verificata attraverso specifiche tecniche di spettroscopia infrarossa, mentre l’idrorepellenza è stata testata utilizzando una particolare telecamera che consente di misurare l’angolo di contatto che le gocce di acqua formano con il tessuto di cotone. Il tessuto trattato con l’olio di semi di cotone modificato ha mostrato un significativo aumento dell’idrorepellenza. “Se riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo di modificare le proprietà del tessuto di cotone, rendendolo anti-grinze, anti-macchie e idrorepellente, utilizzando un processo a base acquosa, – afferma Richard Venditti, che ha coordinato lo studio ed è docente presso la North Carolina State University – avremo un metodo ecologico per applicare un materiale biologico sul cotone al posto delle finiture a base di formaldeide e Pfas”.
Gli studiosi hanno dimostrato che i tessuti trattati con olio di semi di cotone assorbono molta meno acqua di quelli che non sono trattati, respingendo le molecole. L’ECSO è anche un sottoprodotto della filiera del cotone, per cui la soluzione è più economica e anche abbastanza semplice da applicare sulle fibre per raggiungere l’obiettivo di renderle lisce e idrorepellenti. I risultati incoraggianti dei primi esperimenti sono stati illustrati al convegno dell’American Chemical Society (ACS) a Washington.
L’obiettivo inseguito dal team di ricercatori è quello di sviluppare un processo totalmente “green” con solventi a base d’acqua capace di rimpiazzare la formaldeide e i rivestimenti con PFAS in modo da offrire un’alternativa più sicura sia per chi indossa i capi che per l’ambiente.
PFAS, le sostanze chimiche si nascondono anche nell’abbigliamento sportivo
Brand che producono giacche, pantaloni e scarpe che indossiamo abitualmente per le nostre gite in montagna o nelle passeggiate all’aria aperta contribuiscano a contaminare direttamente la natura a causa delle sostanze chimiche con cui vengono prodotti. Un paradosso? Decisamente sì.
In questo speciale di TeleAmbiente parliamo di PFAS, i cosiddetti inquinanti eterni, sostanze che hanno proprietà idrorepellenti e oleorepellenti, oltre ad essere molto resistenti alle alte temperature, motivo per cui vengono impiegate da anni in moltissimi settori, come nel caso dell’abbigliamento tecnico per l’outdoor.
Uno studio condotto dall’Associazione tedesca per la protezione dell’ambiente e della natura (BUND), insieme ad altre 14 organizzazioni ambientaliste, ha analizzato 56 giacche per l’abbigliamento outdoor dei bambini. Il verdetto è stato inquietante: il 63% conteneva Pfas.
Perché indossare giacche, scarpe e pantaloni da trekking realizzate utilizzando PFAS è pericoloso per la nostra salute? Ce l’ha spiegato Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento Greenpeace Italia.
L’organizzazione ambientalista già nel 2016, con la campagna Detox Outdoor, è riuscita a coinvolgere molte aziende con l’obiettivo di eliminare dai processi produttivi le sostanze chimiche per produrre i più comuni capi di abbigliamento.


