Nucleare

La transizione al nucleare passa dalla comunicazione

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Dibattito aperto sul nucleare e sulle prospettive di integrazione con altre fonti da energie rinnovabili in Italia, passando per sicurezza e comunicazione trasparente.

Il successo della transizione verso il nucleare dipenderà anche dalla comunicazione, che assume un ruolo centrale per stabilire un dialogo di qualità con il pubblico, non solo attraverso la comunicazione istituzionale ma anche e soprattutto tramite il rapporto con i territori.

La sfida per l’energia di domani coinvolge sia gli attori istituzionali, industriali e scientifici del settore, sia il cittadino, primo destinatario dell’informazione sullo sviluppo della filiera, di cui l’Italia è la seconda realtà in Europa.

Il Paese è infatti entrato nella fase operativa del nuovo percorso sul nucleare e, nel corso della Giornata Annuale dell’Associazione Italiana Nucleare, sono state approfondite le modalità tramite cui passare dal dibattito all’azione concreta, offrendo un quadro delle prospettive tecnologiche, industriali, regolatorie e culturali legate al nucleare del futuro.

“Nonostante siano quarant’anni che non si produce più da fonte nucleare energia nel nostro Paese, siamo rimasti la seconda realtà d’Europa come capacità di sviluppo e di creazione, quindi di industria manifatturiera e componentistica. Dobbiamo far capire che nucleare è un termine talmente vasto che certamente comprende anche le bombe atomiche, ma è tutto un mondo che può dare davvero un futuro alle giovani generazioni, al nostro Paese. Di conseguenza dobbiamo spiegare e chiarire in ogni punto, col massimo della trasparenza e dell’informazione, ogni particolare”, ha dichiarato a TeleAmbiente Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

“Non è nucleare sì o nucleare no, ma è come risolvere il problema energetico, un trilemma. C’è il problema di abbassare i costi dell’energia, la questione della decarbonizzazione, c’è quello della competitività e della sovra nazionalità, dobbiamo renderci più indipendenti dalle importazioni dall’estero e il nucleare dà questa possibilità di rispondere in maniera positiva a questi tre problemi, per niente facili da risolvere”, ha spiegato a TeleAmbiente Stefano Monti, presidente AIN.

“Sono concetti che ribadiamo tra esperti ogni giorno, il problema è come trasferire questa idea di urgenza anche alle popolazioni e a tutti i possibili portatori di interesse. Non bisogna illudere le persone, soprattutto sulla questione di tecnologie che non sono ancora mature. Come per tutte le tecnologie industriali esistono quelle per l’oggi, per il domani e per il dopodomani – ha continuato il presidente AIN. – Le tecnologie di oggi del nucleare sono una realtà, rappresentata da 420 reattori nucleari in funzione in piena sicurezza, e poi ci sono i nuovi reattori avanzati che sono già sul mercato. In questo senso tutto il mondo occidentale è rimasto un po’ indietro rispetto ai Paesi emergenti”.

“C’è un’accelerazione, dettata anche dall’Europa, che prende atto del fatto che c’è bisogno della tecnologia nucleare da accoppiare alle rinnovabili e che per questo ha lanciato un’iniziativa chiamata SMR Industrial Alliance, che mira a chiudere il gap. Nell’ambito dei prossimi dieci anni anche l’Italia, se persegue con convinzione su questo percorso, potrà usufruire di questa tecnologia”, ha concluso Monti.

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