Scoperta a Verona un’ingente frode fiscale ai danni dello Stato.
Un imprenditore veronese è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di frode fiscale, falsa fatturazione, truffa ai danni dello Stato, riciclaggio e autoriciclaggio delle somme illecite. L’uomo, titolare di tre società e di un hotel a Malcesine, sul Lago di Garda, era riuscito a maturare e cedere crediti di imposta per diversi milioni di euro grazie al bonus facciate, allacciando rapporti economici con alcuni evasori totali.
Il complesso sistema smascherato dagli inquirenti aveva coinvolto 30 diverse società e le indagini hanno permesso di scoprire, oltre alle frodi fiscali, anche finanziamenti bancari ottenuti illegalmente e falsi crediti di imposta per bonus edilizi. Le varie persone e società coinvolte erano riuscite a ottenere liquidità dalle banche tramite fatture, ricevute e anche finanziamenti statali.
Le fatture venivano ripartite tra banche diverse per non destare sospetti e, alla scadenza degli anticipi, le società dell’imprenditore ripianavano i debiti con il denaro ottenuto da società ‘affiliate’, che avevano ‘scontato’ le loro fatture presso altri istituti di credito, creando un giro di fatture false dall’importo sempre più alto. Le società interessate, che non lavoravano né producevano reddito, venivano dichiarate poi fallite dopo il dirottamento su conti esteri di finanziamenti e anticipi.
Quasi tutto il debito è rimasto a carico dello Stato e, senza attività liquidabili, è stato praticamente impossibile recuperare le somme sottratte illecitamente. Come se non bastasse, le società avevano prodotto false fatture per lavori mai eseguiti, con l’unico obiettivo di monetizzare dai crediti di imposta tramite lo sconto in fattura. Quei falsi crediti venivano poi utilizzati in compensazione delle imposte dovute o monetizzati con le cessione a terzi.
L’imprenditore arrestato, ora ai domiciliari, per far apparire le proprie aziende in salute era ricorso ad una falsa rivalutazione di un capannone industriale dal valore di mercato reale 10 volte inferiore rispetto a quanto dichiarato e millantando un’inesistente liquidità depositata in Svezia.
Le indagini hanno consentito di stabilire che le quattro società di proprietà dell’uomo avevano evaso tasse e IVA per oltre 22 milioni di euro, oltre a quasi due milioni per l’indebita cessione dei crediti di imposta relativi al bonus facciate. La Procura di Verona, al momento, ha proposto un sequestro preventivo di beni pari a circa quattro milioni. Indagata anche una commercialista, accusata di essere complice dell’uomo nella falsa valutazione degli immobili e delle inesistenti disponibilità in denaro.


