Prima furono del 10%, poi del 20% e adesso sono arrivati al 50% i dazi, per il momento ancora solo minacciati, da Donald Trump.
Il presidente degli Stati Uniti d’America, nel bel mezzo delle trattative tra Unione europea e Usa per definire l’importo dei dazi da applicare ai beni Made in Ue che entrano negli Stati Uniti, pubblica sui social l’annuncio della nuova percentuale a cui dovrebbero arrivare i dazi: “Dal 1° giugno i dazi saranno del 50%” perché, afferma Trump, le trattative con l’Europa non stanno portando a nulla e continua: “E’ molto difficile avere a che fare con l’Unione Europea, formata con l’obiettivo di approfittarsi degli Stati Uniti sul commercio”. Se il presidente statunitense non ci avesse abituati a roboanti annunci seguiti spesso da altrettanto subitanee smentite, ci sarebbe di che allarmarsi. L’impatto di dazi al 50% sarebbe devastante per qualsiasi settore in tutti i Paesi europei. Infatti, le borse europee hanno subito registrato un tonfo.
I negoziati dovrebbero proseguire fino a luglio e si spera di avere trovato per allora un accordo che soddisfi entrambe le parti. D’altronde finora La Cina era il Paese colpito dai dazi più pesanti e dopo un braccio di ferro di alcune settimane l’accordo trovato con il Dragone è consistito in una sostanziale ritirata statunitense. In Europa molti sperano che anche con il Vecchio continente si segua lo stesso copione. In serata è attesa una telefonata tra i negoziatori statunitensi e Maros Sefcovic, commissario Ue al Commercio, intanto le fonti Ue hanno risposto con un no comment alla dichiarazione di Trump. Anche il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, attualmente in Messico, evita di commentare il post di Trump: “Ho avuto una lunga telefonata con Sefcovic parlando anche di contenuti, la nostra linea è quella di arrivare a un accordo, nessuna guerra commerciale, l’obiettivo è sempre zero dazi-zero dazi“, ha affermato Tajani.
Finora la situazione era rimasta abbastanza tranquilla. Dopo l’accordo sui dazi siglato tra Stati Uniti e Regno Unito, l’Europa aveva ribadito che l’accordo sui dazi da applicare alla merce Made in EU doveva riguardare tutte le economie dell’Unione allo stesso modo. Per le trattative c’era tempo fino a luglio quando sarebbe scaduta la sospensione del dazi al 20% imposti dal Presidente statunitense, Donald Trump, a tutta la merce europea. Nel convincere Trump a concedere ulteriori 90 giorni alle trattative avevano giocato un ruolo sia i 14.500 miliardi di valore azionario perduti dalle borse di tutto il mondo nei cinque giorni di annuncio delle tariffe, sia la minaccia cinese di vendere il debito statunitense nelle mani di Pechino. La Banca Centrale cinese stava acquistando meno debito statunitense rispetto al normale e la Cina era da subito apparsa determinata a non cedere al ricatto di Trump; nei confronti dei prodotti Usa importati rimangono le tariffe all’85%.
L’Unione aveva annunciato di sostenere la cosiddetta soluzione “zero per zero” tariffe già caldeggiata da Ursula von der Leyen. La Presidente della Commissione europea aveva affermato che qualora l’accordo non dovesse essere trovato l’Unione prenderà delle contromisure applicando nuove tariffe alla merce Usa. Adesso l’annuncio di Trump impone un’accelerazione alle trattative.


