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L’Ue vira a destra, quale futuro per il Green Deal?

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Il punto di Francesca Santolini, giornalista ambientale e scrittrice: “Sicuramente cercheranno di snaturarlo, ma non credo riusciranno a smantellarlo”.

L’Unione europea vira a destra dopo le ultime elezioni. Ursula von der Leyen, alla ricerca della riconferma alla presidenza della Commissione europea, dovrà fare i conti con un Parlamento europeo decisamente spostato a destra rispetto all’ultimo quinquennio. Potrebbe essere il Green Deal la vittima sacrificale per la rielezione di Ursula von der Leyen? Ne abbiamo parlato con Francesca Santolini, giornalista ambientale e scrittrice.

Intanto partiamo da un presupposto: osservando i risultati elettorali, si rischia di avere un’illusione ottica, nel senso che la fisionomia del Parlamento europeo non sarà poi così diversa. Tuttavia, l’equilibrio dei prossimi cinque anni sarà molto diverso da quello precedente: il peso reale dell’estrema destra conterà, perché comunque ha avuto risultati importanti alle europee e in alcuni Paesi governa nelle coalizioni” – ha spiegato Francesca Santolini – “Ovviamente l’estrema destra può condizionare le decisioni più importanti che si prendono in Consiglio europeo, anche se non credo che il Green Deal verrà smontato. Parliamo di un piano di investimenti da miliardi di euro, con 1000 miliardi già messi in un bilancio pluriennale. Dobbiamo pensare alla transizione ecologica come un fiume: non va fermato con le dighe, semmai va indirizzato a tutela della collettività“.

Premesso che non penso che riusciranno a smantellare il Green Deal per via degli investimenti già in atto, sicuramente cercheranno di snaturarlo come è già successo, ad esempio, per le pressioni dell’agrifood. Ci saranno dei provvedimenti che verranno bloccati, di certo non avremo l’ambizione climatica degli ultimi cinque anni e non ci sarà un Green Deal 2.0 con provvedimenti di questo genere, ma è molto complicato smontarlo” – ha aggiunto la giornalista e scrittrice – “In Italia, ad esempio, la direttiva Case Green è molto discussa, ma è stata già approvata con i soli voti contrari proprio dell’Italia e dell’Ungheria. Non si può tornare indietro, la transizione ecologica è una rivoluzione tecnologica già in moto, con investimenti e posti di lavoro. Al di là delle bandierine ideologiche e del solito armamentario propagandistico dei populisti, alla prova dei fatti nessuno si sentirà di smontare il Green Deal“.

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