Influenza aviaria negli USA, soppresse oltre 100.000 anatre

Influenza aviaria negli USA, soppresse oltre 100.000 anatre

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Ad Aquebogue, a Long Island, negli Stati Uniti d’America, l’influenza aviaria ha causato la soppressione di oltre 100.000 anatre allevate nella Crescent Duck Farm.

Ennesima strage di animali a causa dell’influenza aviaria. Ad Aquebogue, a Long Island, negli Stati Uniti d’America, il virus H5N1 è entrato alla Crescent Duck Farm solita ospitare oltre 100.000 anatre per scopi alimentari. Proprio per questo gli uccelli sono destinati all’abbattimento per evitare un’emergenza sanitaria. Una vera e propria mattanza che, a detta delle Autorità Locali, durerà almeno una settimana. Troppe le anatre da uccidere, attraverso la pratica dell’eutanasia, nonostante la speranza di salvare almeno le 7.000 uova deposte prima dello scoppio del focolaio della malattia infettiva.

Fino a oggi, ho monitorato gli animali tre volte al giorno. Qualche mattina fa, però, ho notato alcune anatre moribonde. Da quel momento tutto è cambiato“, ha affermato il Presidente della Crescent Duck Farm, Doug Corwin.

A partire dal 1908, l’industria zootecnica a conduzione familiare è diventata popolare negli Stati Uniti d’America. L’arrivo del virus H5N1, però, ha rimescolato le carte con ingenti problemi economici all’orizzonte. Già 47 su 75 i dipendenti licenziati. L’allevamento intensivo è condannato alla chiusura? “Sì, la cosiddetta “bird flu” potrebbe mettere la parola “fine” alla nostra storia“, ha ammesso il titolare dell’azienda.

Intanto, dopo le preoccupazioni lanciate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA)Europa e Stati Uniti d’America stanno continuando a lavorare per acquisire o produrre vaccini contro una possibile pandemia di influenza aviaria.

Negli allevamenti i nuovi virus, che emergono da serbatoi selvatici, possono trovare una “cassa di risonanza” utile a replicarsi per arrivare all’essere umano“, aveva spiegato a Teleambiente il virologo Giacomo Gorini.

Tra i consigli per evitare il contagio, l’allontanamento da animali feriti o malati, il consumo di carne ben cotta e lo stop all’utilizzo di latte crudo considerato, da uno studio pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, un pericolosissimo vettore di diffusione della malattia infettiva.

Influenza aviaria, Capua: “Siamo seduti su una bomba a orologeria”

L’influenza aviaria, se dovesse trasformarsi in una pandemia, potrebbe essere più letale del Coronavirus. A lanciare l’allarme è stata la virologa Ilaria Capua in un editoriale pubblicato sul quotidiano “Corriere della Sera” il 29 novembre 2024. Il virus H5N1, che ha fatto già salti di specie dagli uccelli ai bovini, ha cominciato a infettare gli esseri umani soprattutto negli Stati Uniti d’America. “Siamo seduti su una bomba a orologeria“, ha scritto la dottoressa.

Preoccupante, a detta sua, la scarsa collaborazione della potenza mondiale amministrata ancora una volta da Donald Trump. Il motivo? Gli Stati Uniti d’America avrebbero condiviso poche, o nulle, informazioni scientifiche sui sequenziamenti dell’influenza aviaria riscontrata nelle vacche da latte. Non a caso le industrie zootecniche a stelle e strisce, anziché subire restrizioni sanitarie adeguate per contenere la patologia, stanno continuando a lavorare. È più importante il profitto economico o la salute pubblica? Una domanda che, oggi più che mai, potrebbe essere retorica.

A trasformarsi in pericolosi vettori di contagio, secondo la virologa Ilaria Capua, potrebbero essere gli immigrati illegali assunti come operatori agricoli. Persone che, non potendo andare dal medico a causa della mancanza di un regolare contratto di lavoro, potrebbero contribuire al propagarsi dell’influenza umana o dell’influenza aviaria. “L’incontro fatale tra i due virus potrebbe scatenare una nuova pandemia molto più aggressiva e mortale del Coronavirus“, ha concluso la divulgatrice scientifica.

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