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Usa, Kamala Harris cambia idea sul fracking: “Non lo vieterò”

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Il clamoroso ripensamento della candidata democratica alle presidenziali: semplice calcolo politico o c’è dell’altro?

Un ripensamento abbastanza significativo, quello di Kamala Harris. La vice di Joe Biden, ora in corsa come sua erede per la Casa Bianca e pronta a sfidare Donald Trump alle prossime presidenziali Usa, fino a non molto tempo fa era a favore dei divieti di fracking, tecnica che propaga fratture nel sottosuolo durante l’estrazione di idrocarburi e altre materie prime e fortemente osteggiata dagli ambientalisti. Ora, però, sembra aver cambiato idea, come spiegato in un’intervista alla CNN: “Da presidente, non vieterò il fracking. Credo sia possibile creare energia pulita senza metterlo al bando“.

Posso cambiare idea su alcune tematiche, l’importante è che non cambino i miei valori. Ho sempre creduto che la crisi climatica sia realtà, e che sia assolutamente urgente adottare misure stringenti secondo una rigida tabella di marcia” – ha poi aggiunto Kamala Harris – “Abbiamo stabilito degli obiettivi climatici per gli Stati Uniti e per il mondo intero, sappiamo che è necessario ridurre le emissioni di gas serra climalteranti. Questa è una realtà che non cambierà mai“.

Un cambio di posizione, quello di Kamala Harris, che sorprende. Soprattutto perché, durante un convegno sulla crisi climatica e su altre tematiche ambientali, nel settembre 2019, aveva dichiarato: “Sono per vietare il fracking, da presidente emetterei un divieto federale per fermarlo“. Una possibile spiegazione di questo ripensamento potrebbe derivare da una semplice opportunità politica: tra gli Stati considerati in bilico per le prossime presidenziali c’è la Pennsylvania, che basa buona parte della propria economia proprio sull’estrazione di gas e petrolio, ottenuti anche con il metodo del fracking.

Se finora Kamala Harris era apparsa molto più ambiziosa di Joe Biden sul fronte delle politiche climatiche e ambientali, è anche vero che la candidata democratica già da qualche tempo ha assunto posizioni più moderate e realistiche. Un po’ perché si è dovuta allineare all’approccio pragamatico e realistico dell’amministrazione Biden, un po’ perché gli interventi pianificati dall’inquilino uscente della Casa Bianca difficilmente possono essere stravolti al rialzo nel prossimo futuro.

C’è poi da considerare un altro aspetto. Il fracking, finora, è stato profondamente osteggiato dagli ambientalisti sia per il suo scopo (l’estrazione di combustibili fossili), sia per le tecniche con cui viene praticato (utilizzo di sostanze chimiche e perforazioni sotterranee per liberare grandi quantità di gas o petrolio). Non sono mancate neanche le accuse rivolte al fracking di causare dei terremoti artificiali e quindi di costituire un pericolo per la popolazione.

Ora, invece, la tecnica del fracking può essere applicata anche per ricavare energia rinnovabile, in particolar modo quella geotermica (come punta a fare un colosso digitale come Meta, l’azienda di Mark Zuckerberg che gestisce Facebook e Instagram). L’applicazione del fracking alla geotermia, che avverrebbe utilizzando trivelle e immettendo acqua nel sottosuolo che una volta riscaldata alimenterebbe turbine in grado di produrre energia, rappresenta un buon potenziale per poter ottenere energia rinnovabile, poco dispendiosa (al netto dell’utilizzo dell’acqua) e soprattutto costante e non intermittente, a differenza di altre tecnologie come il fotovoltaico o l’eolico.

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