Un emendamento al decreto Infrazioni riduce i poteri del sindaco di Taranto, accentra le decisioni sulla decarbonizzazione nelle mani di Palazzo Chigi e aumenta l’influenza di ArcelorMittal.
Ex Ilva, il governo espande ulteriormente le misure che consentiranno all’impianto di Taranto di tornare a pieno regime senza il rispetto delle necessarie tutele ambientali e della salute dei cittadini. Il pugliese Raffaele Fitto, ex presidente della Regione e ministro per l’attuazione del Pnrr, ha infatti firmato una serie di norme che di fatto portano l’acciaieria fuori dai progetti del Pnrr per farla rientrare in quelli previsti dal Fondo sviluppo coesione. Che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) portare alla decarbonizzazione.
No alla confisca definitiva e poteri del sindaco ridotti
In particolare, le norme approvate dal governo consentiranno di evitare la confisca definitiva dell’area a caldo dell’ex Ilva in caso di condanna definitiva nel maxi processo Ambiente Svenduto, quello relativo alla gestione dei Riva.
Inoltre, un emendamento al decreto Infrazioni riduce il potere d’azione del ministro Adolfo Urso (ministro delle Imprese e del Made in Italy) per accentrarlo nelle mani di Giorgia Meloni. Ma sarà limitato anche il raggio d’azione del Comune di Taranto, per quanto riguarda le ordinanze di tutela ambientale e salute pubblica che colpiscano Acciaierie d’Italia, la joint venture di ArcelorMittal e di Invitalia. Proprio il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in più occasioni era intervenuto per far ridurre le emissioni nocive dell’impianto, in particolare quelle di benzene. Con le nuove norme, potrà fare ben poco dal punto di vista amministrativo: pur essendo la massima autorità sanitaria sul territorio, potrà intervenire solo se sussistono situazioni di pericolo in base all’autorizzazione integrata ambientale.
ArcelorMittal e lo scudo penale esteso
L’obiettivo dell’emendamento è quello di chiudere le procedure d’infrazione europee sullo stabilimento, ma tutti i progetti della decarbonizzazione passano nelle mani di Palazzo Chigi e, indirettamente, diventa predominante il potere di ArcelorMittal rispetto a Invitalia.
Ancora peggio per quanto riguarda lo scudo penale: già previsto dai piani del governo sull’ex Ilva, ora verrà ulteriormente esteso. Se la confisca degli impianti diventasse definitiva con i gradi di giudizio successivi al primo, l’impianto potrà continuare a restare aperto e a produrre. Per la gioia di ArcelorMittal che di fronte al rischio di confische aveva sempre minacciato di ridurre gli investimenti.
Le prime reazioni
La reazione delle opposizioni all’emendamento voluto dal governo non si è fatta attendere. Pd e Alleanza Verdi-Sinistra sono critici su due aspetti: l’aumento dell’influenza del socio privato ArcelorMittal nel processo di ambientalizzazione e i passi indietro sulla decarbonizzazione. Quest’ultima preoccupazione è condivisa anche dal sindaco di Taranto. Rinaldo Melucci ha dichiarato: “Le nuove norme riportano indietro le lancette del tempo“.
Ad ogni modo, per le opposizioni il governo con le nuove norme “getta la maschera sul futuro che è intenzionato a dare allo stabilimento siderurgico“.
“Il governo mette a rischio la decarbonizzazione dell’ex Ilva, cancellando un intervento importante del governo Draghi. C’è il tentativo di piegare Taranto, che non si è mai piegata” – ha spiegato il capogruppo ‘dem’ al Senato, Francesco Boccia – “Il miliardo stanziato dal Pnrr per la decarbonizzazione dell’ex Ilva deve essere investito proprio lì. Urso aveva assicurato il contrario di ciò che è scritto nell’emendamento: addio al contratto di programma e ok agli accordi diretti con ArcelorMittal, un’azienda che ha voltato le spalle a Taranto“.


