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Fiumicino, ambientalisti e opposizioni contro le grandi navi

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Inserito negli interventi essenziali per il Giubileo, il porto turistico richiede di dragare i fondali per portarli a 12 metri di profondità. E difficilmente sarà completato entro il 2025.

A Fiumicino insorgono le proteste delle opposizioni locali e regionali e delle associazioni ambientaliste contro la conferma dell’adesione del Comune al piano opere per il Giubileo, che prevede anche la realizzazione di un porto per le grandi navi da crociera nella zona del vecchio faro, all’Isola Sacra. La conferma della delibera è arrivata ieri in Consiglio comunale, dopo una riunione osteggiata da opposizioni e ambientalisti.

Il presidio di protesta

A nulla è valso il presidio organizzato da varie associazioni (Carteinregola; I Tavoli del Porto; Cittadinanzattiva Lazio; Italia Nostra; Legambiente Lazio; Lipu/BirdLife Italia; Mare Libero di Ostia; Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio; VAS Verdi Ambiente Società) davanti alla sede del Consiglio comunale di Fiumicino. La maggioranza di centro-destra è riuscita a far approvare la delibera ma non mancano le proteste.

L’impatto ambientale

Il progetto rischia di modificare irreversibilmente il litorale di Fiumicino, con pesanti conseguenze ambientali. Al posto del porticciolo dei pescatori, in una zona dove già era stata data una concessione ai privati per realizzare il porto turistico ‘Porto della Concordia’, potrebbe sorgere presto un approdo per le grandi navi da crociera del gruppo Royal Caribbean.
Per consentire l’approdo a navi così enormi, saranno necessari interventi di dragaggio per portare i fondali ad almeno 12 metri di profondità. Inevitabilmente, ci saranno forti impatti sul piano ambientale e paesaggistico, in una zona dove ci sono già diversi porti turistici e, non distante, c’è Civitavecchia, che è il secondo porto crocieristico d’Europa.

Grandi navi, il Comune di Fiumicino tira dritto

Mario Baccini, sindaco di Fiumicino a capo di una Giunta di centro-destra, aveva chiesto e ottenuto di inserire il progetto del porto per le grandi navi negli interventi essenziali per il Giubileo 2025 previsti dal Dpcm dell’8 giugno scorso. Il costo totale dei lavori, pari a 439 milioni di euro, dovrebbe essere interamente a carico di Royal Caribbean. E grazie ai poteri speciali per Roberto Gualtieri, sindaco di Roma e commissario per il Giubileo, le procedure potranno essere accelerate, con varie deroghe alle norme.

I motivi delle proteste

Le opposizioni e le associazioni ambientaliste, però, non ci stanno. Anche perché ci sono almeno due buoni motivi per capire che il progetto ha poco a che fare con il Giubileo. Il primo: anche bruciando le tappe, sarà impossibile terminare il porto per le grandi navi a Fiumicino entro il 2025. Il secondo: nella delibera del Consiglio comunale il Giubileo e altre opere connesse non vengono minimamente menzionate.

Le proteste delle opposizioni

Quest’ultima considerazione viene rimarcata da Angelo Petrillo, Paola Meloni e Giuseppe Miccoli, consiglieri comunali di opposizione. “Si vuole solo costruire un porto crocieristico privato, senza pensare alle valutazioni ambientali e senza approfondire i pareri provvisori degli organi competenti, che già avevano manifestato perplessità negli anni scorsi” – spiegano i consiglieri della lista civica Ezio – “Un’opera mastodontica con conseguenze irreversibili per il nostro territorio. Ribadiamo con veemenza il nostro totale rifiuto alla distruzione del nostro ambiente, della balneazione e della qualità della vita cittadina. Un’opera simile non può trovare spazio in un luogo così inadatto, senza considerare la costruzione dell’altro porto commerciale a Pesce Luna, a due chilometri di distanza“.

Califano (Pd): “Il bene pubblico resti pubblico”

Molto critica anche Michela Califano, consigliera regionale del Pd. “Un’opera di tale portata paralizzerebbe un’intera località che già soffre l’assenza di infrastrutture. Se nessuno, in 30 anni di amministrazione, è riuscito a migliorare il piano della viabilità di questo territorio, significa che il problema è difficilmente aggirabile” – le parole di Califano – “Il bene pubblico deve rimanere pubblico e le Autorità Portuali enti di gestione pubblici“.

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