“La buona notizia è che in Italia lo spreco alimentare è diminuito. Quella cattiva è che c’è un’inflazione alimentare davvero importante”, Andrea Segrè. Presentati i dati dell’Osservatorio Waste Watcher.
Per il terzo anno, è italiano l’unico Rapporto globale sul rapporto fra cibo e spreco. Si tratta di un’indagine firmata dall’Osservatorio Waste Watcher, promossa dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market con il monitoraggio Ipsos/Università di Bologna, realizzata in 8 Paesi del mondo: Italia, Spagna, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Olanda e Azerbaijan.
A Roma, giovedì 28 settembre, nello Spazio Europa sono stati diffusi i nuovi dati del Cross Country Report su cibo e spreco nel mondo, in occasione della 4^ Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle perdite e sprechi alimentari promossa dalle Nazioni Unite.
Spreco alimentare, a che punto è l’Italia?
“La notizia positiva è che in tutto il mondo e in Italia anche (- 25%) lo spreco alimentare è diminuito. Quella negativa è legata al fatto che c’è un’inflazione alimentare davvero importante che colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione. – spiega a TeleAmbiente Andrea Segrè, direttore scientifico Waste Watcher International Observatory – Educare i consumatori significa farlo già nelle scuole, a partire dalle primarie. L’educazione alimentare, la lettura delle etichette, il valore del cibo”.
Testimonial e ambasciatore di buone pratiche per questa edizione è Andrea Maggi, scrittore, insegnante e divulgatore. “La campagna Spreco Zero coinvolge consumatori e cittadini fin da piccoli e vuole sensibilizzare alla cura e al rispetto del cibo perchè di fatto è una premura che serve a tutelare l’ambiente. Sappiamo benissimo quali sono le direttive dell’Agenda 2030, sappiamo di avere 7 anni di tempo per rimettere le cose a posto e, sicuramente, l’attenzione allo spreco alimentare è una delle priorità che abbiamo“, afferma Andrea Maggi.
I dati globali Waste Watcher Internazional, Cross Country Report 2023
I dati Food&Waste di Waste Watcher International monitorati nell’agosto 2023 sono riassumibili in questa considerazione: l’inflazione e il rincaro della vita battono lo spreco alimentare, ovunque nel mondo. I consumatori di ogni latitudine del pianeta faticano infatti con il carrello della spesa e in media 7 su 10 dichiarano di dover drasticamente tagliare i loro acquisti, riducendo il costo della spesa.
“A livello globale abbiamo che 1/3 del cibo prodotto viene sprecato. A livello nazionale siamo intorno a 6mld di euro di cibo che ogni anno viene sprecato a livello domestico, una quantità eccessiva di cibo che finisce nel bidone della spazzatura pur essendo perfettamente consumabile. – dichiara a TeleAmbiente Luca Falasconi, docente di Politica Agraria dell’Università di Bologna – Ma dalle indagini che abbiamo fatto c’è di positivo che gli italiani dimostrano di iniziare a comprendere meglio le etichette e le date riportare nelle etichette. Più del 90% dichiara di consumare il cibo anche se ha superato di pochi giorni la preferenza di consumo riportata sulle confezioni, fidandosi dei proprio occhi e del proprio naso“.
Focalizzando in modo specifico sui dati delle etichette fronte pacco emerge che 7 italiani su 10 (71%) leggono l’etichetta di un prodotto alimentare prima di acquistarlo.
Altrettanto interessante da rilevare è che le informazioni nutrizionali, pur non essendo caratteristica di primaria importanza per nessun Paese analizzato, rappresentano una determinante di scelta rilevante per Italia (53%) e Spagna (52%), che sono anche i Paesi più dubbiosi sull’applicazione del Nutriscore come modello di etichettatura europeo
Ancora una volta è la frutta fresca l’alimento più sprecato del pianeta: un dato che si dimostra plebiscitario e svetta in Italia (33%) e Spagna (40%), Paesi accomunati nelle abitudini di Dieta mediterranea. Ma lo stesso accade in Germania (30%), Stati Uniti (32%), e in Francia, Olanda e Regno Unito, con l’eccezione del solo Azerbaijan dove si sprecano innanzitutto i cibi pronti. A contendersi il secondo posto di alimento più sprecato sono le insalate (in Italia al 24% e in Francia, Regno Unito e USA), e la verdura in Olanda, ma anche cipolle, aglio e tuberi in Francia, Spagna e Azerbaijan.
Sprecometro, da ricette sprecozero di grandi chef alle buone pratiche
Sprecometro è uno strumento quotidiano per vivere in modo sostenibile, è l’app istituzionale sviluppata dall’Osservatorio Waste Watcher International su cibo e sostenibilità, gratuitamente scaricabile e utilizzabile.
“Ad oggi contiamo circa più di 10mila utenti per un spreco registrato di oltre 10 tonnellate. – racconta a TeleAmbiente, Giorgio Segrè, Project Manager app Sprecometro – Lo Sprecometro misura lo spreco non solo in kg ma anche in impatto economico, idrico e in C02. Converte questi dati, in particolari quelli ambientali, in km che sarebbero potuti essere percorsi in auto e in bottigliette da mezzo litro di acqua che potevano essere consumate. Questo per dare consapevolezza all’utente che utilizza l’app su cosa succede effettivamente quando butta via un alimento”.
Scarica QUI l’app Sprecometro
I vincitori del Premio Vivere a Spreco Zero
Nella categoria Enti Pubblici vince la Campagna BIS di Anci per aver incentivato la riduzione dei rifiuti alimentari e contrastato lo spreco grazie alla food bag, un contenitore per portare a casa quello che avanza dalla porzione del ristorante.
Nella categoria Acqua e sprechi idrici vince il progetto VALUE CE-IN (VALorizzazione di acque reflUE e fanghi in ottica di economia CircolarE e simbiosi Industriale) promosso da ENEA e Università di Bologna, sviluppato in collaborazione con Gruppo Hera e Irritec. Si tratta di un prototipo tecnologicamente avanzato in grado di depurare le acque reflue e utilizzarle per irrigare e fertilizzare i campi coltivati.
Nella categoria Biodiversità vince il progetto Biodiversi, sostenuto dalla Fondazione Con il Sud e promosso da Gruppo cooperativo GOEL, Comunità Progetto Sud e altri partner del territorio. L’iniziativa promuove lo sviluppo agricolo della Calabria e ne valorizzar la biodiversità con un modello di sostenibilità ambientale e sociale. Soprattutto dimostra che è possibile un’economia etica alternativa a quella della ’ndrangheta.
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