Il Codacons chiede lo stop alle borracce nocive Potrebbero cedere metalli pesanti

Il Codacons chiede lo stop alle borracce nocive: “Potrebbero cedere metalli pesanti”

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Il Codacons chiede l’adozione di “misure urgenti” sulla commercializzazione delle borracce, ecco perché.

La borraccia è un valido alleato per ridurre l’utilizzo della plastica. Ecologiche ed economiche, le possiamo portare sempre con noi per avere a disposizione acqua fresca da bere. Bisogna però sceglierla con cura, selezionando il materiale più adatto alle nostre esigenze quotidiane.

Le pratiche bottiglie riutilizzabili però, potrebbero cedere metalli pesanti e sostanze potenzialmente nocive per l’uomo. È quanto emerge da uno studio alla base dell’iniziativa legale del Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori.

L’ente ha inviato a Ministero della Salute, Antitrust e Procura della Repubblica di Roma un esposto in cui ha chiesto l’adozione di misure urgenti sul fronte della commercializzazione in Italia di borracce per la conservazione dell’acqua potabile, compreso il sequestro a scopo cautelare degli stessi prodotti.

La ricerca al centro dell’iniziativa legale è quella del 2020 condotta dal Prof. Matteo Vitali, Professore Ordinario di Igiene dell’Università di Roma La Sapienza.

Nello specifico lo studio ha preso in esame 20 prodotti di differente capienza (da 350 a 1000 ml), realizzati in differenti materiali (acciaio inox, alluminio anche riciclato, materiali plastici e silicone) e destinati alla popolazione adulta o alla popolazione pediatrica.

“Sul fronte sanitario – si legge nell’esposto – i risultati ottenuti mostrano poi assenza di cessione di composti organici dalle borracce in plastica e, al contrario, fenomeni di cessione di elementi inorganici da tutte le borracce testate. In particolare l’elemento Alluminio è ceduto da tutte le borracce metalliche; gli elementi Antimonio, Bario, Boro, Cadmio, Cobalto, Gallio, Molibdeno, Nichel, Rubidio, Stagno, Stronzio sono ceduti solo da alcune tipologie di borracce; Berillio, Bismuto, Calcio, Cerio, Cromo, Ferro, Fosforo, Lantanio, Litio, Magnesio, Manganese, Potassio, Rame, Silicio, Sodio, Piombo, Titanio, Vanadio e Zinco sono ceduti da pressoché tutte le tipologie di borracce. La presenza di metalli estranei quali Cromo, Bismuto, Manganese, Bario, Rame, Zinco, etc. nelle cessioni di borracce in Alluminio fanno supporre che il materiale di fabbricazione possa derivare anche da processi di recupero/riciclo, elementi critici se condotti senza le dovute attenzioni necessarie per garantire la conformità a quanto previsto dalla normativa vigente sui materiali destinati al contatto con alimenti (MOCA)”.

Un altro problema evidenziato dall’ente è che non tutte le borracce riportano in etichetta le informazioni necessarie al loro corretto utilizzo, come previsto dai Regolamenti CE e dalle norme nazionali sui MOCA.

Codacons contro le borracce, c’è pericolo di contaminazione dell’acqua?

“L’acqua test erogata dalle borracce in studio è tuttavia risultata, per i tempi di contatto esaminati, sempre conforme ai requisiti previsti dalla normativa vigente sulle acque destinate al consumo umano (D.Lgs 31/2001 e s.m.i.) – precisa il Codacons – ma è indubbio che l’utilizzo delle tipologie di borracce testate determini un incremento della concentrazione di numerosi elementi chimici, peggiorando di fatto la qualità dell’acqua in esse conservata. In un’ottica di valutazione del rischio, è possibile prevedere che le cessioni, sommate al contenuto originario dell’acqua potabile per gli stessi elementi, possano determinare superamenti dei limiti e quindi rendere non conforme ai limiti previsti dal suddetto decreto l’acqua erogata dalle borracce stesse”.

La richiesta del Codacons dunque, è che gli enti chiamati in causa si attivino per adottare le misure a tutela della salute umana, fino al sequestro cautelare delle borracce se necessario.

Provvedimenti, quelli chiesti dal coordinamento di associazioni, volti a prevenire l’eventualità che i limiti di queste sostanze – conformi ai requisiti previsti secondo lo studio – possano essere superati con l’accumulo di quelle già presenti nell’acqua.

 

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