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L’Italia invia il Pniec a Bruxelles, nucleare all’11% entro il 2050

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Tutte le misure previste dal Piano italiano per raggiungere obiettivi di decarbonizzazione anche superiori rispetto alla media Ue. Ma occhio ai nodi gas e nucleare. 

Con un giorno di ritardo rispetto alla scadenza prefissata del 30 giugno, ma in anticipo rispetto alla maggior parte dei Paesi europei, l’Italia ha inviato l’aggiornamento del proprio Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec). Redatto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e da quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Piano italiano inviato alla Commissione europea conferma gli obiettivi raggiunti della prima proposta, quella del giugno di un anno fa, puntando su un doppio binario per quanto riguarda i target di decarbonizzazione previsti a livello comunitario.

Da un lato, si punta sempre di più sulle rinnovabili, con l’obiettivo dichiarato di 131 GW di energia da installare entro il 2030, e con la seguente ripartizione: quasi 80 GW dal fotovoltaico, poco più di 28 dall’eolico, 19,4 dall’idrico, 3,2 dalle bioenergie e uno dalla geotermia. Dall’altro, però, c’è la significativa novità del nucleare, sia da fissione nel medio termine che da fusione nel lungo periodo, con uno scenario ipotizzato, al 2050, dell’11% del fabbisogno energetico nazionale da energia atomica, con una possibile proiezione addirittura verso il 22%.

Oltre alle fonti di energia del futuro, più o meno remoto, nel Pniec italiano ci sono altre tecnologie su cui puntare per la decarbonizzazione. Si sa, le auto elettriche non piacciono alla maggioranza di governo, ed è per questo che, pur affiancando i modelli attualmente disponibili di mobilità sostenibile, si è scelto di puntare soprattutto sui biocarburanti, sui biocombustibili e sull’idrogeno. A questo, però, andranno aggiunte misure di riduzione della mobilità privata.

Sempre per favorire la decarbonizzazione, il Pniec italiano punta anche sui sistemi di cattura e stoccaggio della CO2, sulle ristrutturazioni edilizie, sull’elettrificazione dei consumi finali e aumentando la quota, nel mix termico rinnovabile, delle pompe di calore. Tuttavia, il Pniec prevede anche una significativa riduzione dei consumi di energia primaria e finale, che potrà essere raggiunta solo con una continua e costante efficienza energetica. Almeno sulla carta, il testo trasmesso a Bruxelles prevede per l’Italia una netta riduzione delle emissioni di gas climalteranti, con il superamento degli obiettivi previsti dal pacchetto FitFor55 anche in settori come quello civile, agricolo e dei trasporti.

Per quanto riguarda la sicurezza energetica, l’Italia prevede di aumentare la propria indipendenza da altri Paesi diversificando le fonti di approvvigionamento e costruendo nuove infrastrutture, che possano favorire un ruolo importante di hub energetico europeo e mediterraneo nell’ambito del Piano Mattei. E sul fronte del mercato interno dell’energia, il Pniec prevede di potenziare le interconnessioni elettriche e il market coupling con altri Stati membri dell’Ue. Inoltre, maggiore importanza verrà data a quegli obiettivi nazionali di ricerca, sviluppo e innovazione per diffondere sempre di più le tecnologie necessarie per raggiungere i target definiti dal Green Deal europeo.

Soddisfazione all’interno della maggioranza, con il ministro Gilberto Pichetto che ha spiegato di condividere pienamente gli obiettivi della decarbonizzazione ma ha anche ribadito la necessità di un approccio pragmatico realista per una transizione sostenibile. Di opinioni diverse le opposizioni e le associazioni ambientaliste, che lamentano un’eccessiva presenza del gas come fonte di transizione e ricordano come il nucleare veramente sostenibile, almeno in Italia, appare come un obiettivo molto lontano. Il rischio, secondo i più critici, è che venga favorita ancora una volta la lobby del fossile a totale discapito di imprese e famiglie.

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