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Incendi a Monte Mario e Ponte Mammolo, ipotesi dolo

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Sui due episodi indaga la Procura: la presenza di accampamenti abusivi a Monte Mario potrebbe non essere la sola causa del disastro. 

L’unica cosa certa è il danno ambientale. Per il resto, dopo l’incendio di Monte Mario e quello precedente di Ponte Mammolo, ci sono tanti aspetti da valutare e tutti vogliono vederci chiaro. In primis, la Procura di Roma, che ha aperto un’inchiesta per accertare le cause del rogo che ha ridotto la collina di Monte Mario ad un cumulo di cenere e non esclude l’ipotesi dolosa. Anche perché i testimoni diretti, a cominciare dai residenti, hanno raccontato di esplosioni multiple avvenute mentre le fiamme continuavano a estendersi lungo una superficie molto vasta. Per questo, si ipotizza che il rogo possa essere stato alimentato da più focolai.

Arpa Lazio sta monitorando la qualità dell’aria e i primi risultati arriveranno nelle prossime ore, per il momento i rischi per la salute sembrerebbero scongiurati ma è ancora presto per poterlo affermare con certezza. E intanto, Roma ha perso un grande patrimonio di biodiversità, come ammesso anche dall’assessora all’Ambiente, Sabrina Alfonsi. La polemica politica prosegue, con attacchi diretti contro Roberto Gualtieri per la presenza di alcuni accampamenti abusivi da cui, forse, sarebbe partito l’incendio. Gli inquirenti, però, dubitano che quell’insediamento possa essere stato la sola causa del rogo, ed è per questo che le indagini proseguono.

Ancora più corposa l’ipotesi del dolo per quanto riguarda l’incendio a Ponte Mammolo di domenica 28 luglio. Il rogo è avvenuto in un’area privata all’interno della riserva naturale dell’Aniene, e avrebbe coinvolto anche un’altra area già andata a fuoco un anno fa e adibita a discarica abusiva di rifiuti di vario genere. Come confermato da Arpa Lazio, tra l’altro, sono stati registrati valori non indifferenti di diossine, idrocarburi policlicici aromatici e policlorobifenili.

Durante la riunione del Centro Operativo Comunale della Protezione Civile, a cui hanno partecipato anche Roberto Gualtieri e Sabrina Alfonsi per il Campidoglio e rappresentanti dei Dipartimenti comunali interessati, delle Asl, di Roma Natura, della Polizia Locale di Roma Capitale e del Tribunale, è stata affrontata la possibilità di istituire una task force formata da Polizia Locale, Arpa, Roma Natura e Protezione Civile per vigilare sui parchi che formano il grande patrimonio verde di Roma. Un patrimonio sempre più minacciato non solo dall’incuria, ma anche da gesti criminali.

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