Settembre, mese in cui riaprono le scuole, non è ancora iniziato eppure sul tema delle vacanze scolastiche siamo già allo scontro.
Ha scatenato le proteste delle famiglie italiane la proposta di alcuni sindacati di modificare il calendario scolastico procrastinando l’apertura delle scuole fino al mese di ottobre. L’Anief ha chiesto al ministro Valditara di aprire le scuole a ottobre a causa dell’afa che ha colpito il Paese.
Secondo l’associazione le istituzioni dovrebbero prendere atto delle conseguenze dei cambiamenti climatici e adeguarsi. In particolare le scuole, sprovviste di condizionatori nelle aule, non dovrebbero riaprire a fine settembre, quando in molte regioni fa ancora troppo caldo.
Già in passato Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani aveva chiesto di valutare una modifica del calendario scolastico per evitare malori tra studenti e docenti dovuti al caldo nelle aule.
La controproposta
Diverse associazioni di genitori ormai da anni combattono una battaglia opposta che chiede al ministero di modificare il calendario scolastico sì, ma per diminuire e soprattutto ridistribuire i giorni di vacanza previsti. In particolare le vacanze scolastiche estive, oltre tre mesi continuativi di vacanze, creano un enorme peso sulle spalle delle famiglie che non possono lasciare i figli da soli a casa, secondo l’articolo 591 codice penale in Italia costituisce reato di abbandono lasciare da solo a casa un minore di 14 anni (reato punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni).
In sempre più famiglie lavorano entrambi i genitori, spesso i nonni sono una risorsa preziosa ma per chi non ne ha più o qualora questi non fossero in condizione di badare ai nipoti, si aprono solo soluzioni dispendiose. Queste famiglie che spesso non godono di più di 15 giorni di ferie sono costrette a pagare babysitter, se possono permetterselo, o di iscrivere i figli ai campi estivi, se nel luogo in cui vivono ne esistono e sempre che possano sostenerne il costo economico. Altrimenti? Altrimenti il genitore che guadagna di meno (nella stragrande maggioranza dei casi, la donna) sarà tentato di lasciare il lavoro per risparmiare.
Se il calendario scolastico segue (ancora) il ciclo del grano
Una situazione che da tempo Sarah Malnerich e Francesca Fiore, creatrici del blog Mammadimerda, denunciano essere legata al ciclo del grano. Anticamente i figli passavano il periodo che va da giugno a settembre ad aiutare i genitori nella raccolta del grano. Adesso, ribadiscono Malnerich e Fiore, le cose sono cambiate ed è il momento di adeguarsi ai ritmi di vita della modernità. La richiesta lanciata dal web è quella di bilanciare i giorni di festa come già avviene negli altri Paesi europei: “scuole chiuse a luglio e agosto, ogni 6 settimane di frequenza 2 settimane di stop.”
Su Change.org è possibile firmare la petizione per rimodulare il calendario scolastico italiano lanciata insieme a WeWorld Onlus e che ha superato le 60mila firme:
Ultimo ostacolo; il caldo
Qualcuno fa notare come negli uffici pubblici italiani siano sempre presenti i condizionatori d’aria che però non sono previsti nelle scuole. Adeguare le classi italiane potrebbe consentire una frequenza più confortevole, ammesso di trovare i soldi per finanziare l’operazione.
Un’altra soluzione consiste nell’incentivare l’apprendimento outdoor, proprio perché le giornate sono ancora caratterizzate dal bel tempo nei mesi più miti si potrebbe sperimentare questa soluzione. I bambini di materne e nidi frequentano già sia a giugno che a settembre, se i piccoli possono farlo, affermano i sostenitori della proposta, non si capisce perché i più grandi ne risentirebbero.


