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Naufragio Palermo, poche certezze e tanti dubbi: cosa è successo?

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I superstiti hanno raccontato che lo yacht è affondato nel giro di 3-5 minuti, e c’erano venti di tempesta anche oltre i 100 km/h. Ma perché le imbarcazioni vicine, tra cui quella che ha soccorso i 15 superstiti, hanno resistito quasi senza problemi? 

Poche certezze e tantissimi dubbi sulle cause del naufragio del Bayesian, lo yacht affondato nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 agosto al largo di Porticello, località marina del Comune di Bagheria (Palermo). Tra le ipotesi principali, la furia di una tromba marina (probabilmente causata da un downburst), un difetto di fabbricazione della barca, una manovra azzardata o comunque un errore di impostazione da parte dell’equipaggio. O forse, una combinazione di questi tre fattori. Tuttavia, è ancora molto presto per dirlo, dal momento che di fronte a 15 sopravvissuti, ci sono ancora sei dispersi e anche recuperare i corpi si sta rivelando un’operazione molto più complicata del previsto.

I soccorsi e le operazioni di recupero

La ricerca della barca è scattata immediatamente dopo i primi allarmi lanciati dai superstiti, finiti in mare ma soccorsi da un’imbarcazione vicina. A bordo del Bayesian c’erano 21 persone, soccorse grazie ad un intervento eccezionale e tempestivo, mentre tra i sei dispersi figura il proprietario, l’ingegnere e imprenditore anglo-irlandese Mike Lynch, ma anche il finanziere Jonathan Bloomer, presidente di Morgan Stanley International.
Le operazioni di recupero sono decisamente complesse: il relitto è stato individuato a circa 50 metri di profondità e a Porticello sono arrivati sommozzatori dei vigili del fuoco anche da Roma, Napoli, Sassari e Cagliari. Durante queste operazioni, all’esterno del relitto è stato recuperato un corpo, quello del cuoco di bordo Ricardo Thomas, mentre quelli degli altri dispersi sono probabilmente intrappolati all’interno dello yacht.

Le difficoltà impreviste

In un primo momento, i sommozzatori speleo dei vigili del fuoco erano riusciti ad accedere solo al ponte di comando, poiché il passaggio all’interno della barca è ostruito dalla presenza di varie suppellettili. Inoltre, il Bayesian è piegato su un lato a 50 metri di profondità, e dalle prime ricognizioni dei sommozzatori non avrebbe squarci e perfino l’albero sembrerebbe essere integro (ma questo potrà essere stabilito con certezza solo quando il relitto sarà riportato in superficie).
Per ispezionare lo scafo dall’esterno, Guardia Costiera e vigili del fuoco stanno utilizzando anche un robot telecomandato. I sub hanno solo 12 minuti di tempo per poter raggiungere il veliero, entrare all’interno e poi riemergere: decisamente poco tempo per un’operazione così complessa. Nelle ultime ore, i sommozzatori sono riusciti ad addentrarsi all’interno della barca, ma dalle prime ispezioni nei saloni non è stato individuato nessun corpo. E sempre nelle ultime ore, sono arrivati rinforzi anche da Genova: non solo uomini, ma anche mezzi più sofisticati (come un container dotato di miscele di gas qualitativamente superiori come il Trimix, composto da azoto, elio e ossigeno) che consentiranno di allungare oltre i 12 minuti il tempo massimo disponibile per le singole immersioni.

Le possibili cause 

Nel momento in cui si cercano ancora sei corpi, appare piuttosto prematuro provare a stabilire le possibili cause del naufragio. Eppure, tutto questo appare decisamente un mistero che lascia sbigottiti anche gli esperti. Troppe, infatti, sono le cose che non tornano.
Partiamo dalle poche certezze. Quella notte, nella zona in cui si trovava il Bayesian, c’è stata una violenta tromba d’aria in mare. Chi si trovava sulla terraferma ha spiegato che effettivamente si era alzato un vento molto forte anche sulla costa, ma non così devastante. E ciò che lascia ancora più perplessi è che il veliero Sir Robert Baden Powell, quello che ha soccorso i 15 superstiti, si trovava a poca distanza ma pur essendo stato colpito da forti raffiche di vento, non ha avuto particolari problemi nella manovre di stabilizzazione.
Una delle ipotesi che sta prendendo piede in queste ultime ore è che lo yacht affondato si trovasse, per una tragica fatalità, proprio nel punto di maggior forza e intensità della tromba d’aria. Quasi certamente, la causa risiede nel downburst, che si era già verificato pochi giorni prima al largo della costa orientale della Spagna e delle Isole Baleari: lo scontro tra correnti fredde e calde, con le temperature del Mediterraneo sempre più al di sopra della media per via della crisi climatica, rende questi fenomeni sempre più violenti e intensi.

I dubbi sullo yacht 

Un fenomeno meteorologico così estremo, anomalo anche per la localizzazione geografica e temporale, è quindi dovuto alla sempre maggior quantità di energia termica disponibile per il sistema atmosferico. Eppure, nonostante la violenza della tromba d’aria, restano tantissimi i dubbi legati al Bayesian.
Il lussuoso yacht, lungo 56 metri e largo 11, era stato realizzato in un cantiere navale di Viareggio e ristrutturato nel 2020 e aveva l’albero di alluminio più alto al mondo: ben 75 metri. Forse troppo, in termini di stabilità, rispetto alla lunghezza dell’imbarcazione, ma a questo potrebbe concorrere anche la posizione della chiglia retrattile. Come ha spiegato all’Adnkronos Paolo Cori, progettista di superyacht e tra i massimi esperti di barche a vela e sicurezza marittima, la chiglia, se sollevata, avrebbe reso il Bayesian troppo vulnerabile di fronte a venti che in quel momento hanno raggiunto e superato i 100 km/h. Dalle ispezioni esterne condotte dai sommozzatori dei vigili del fuoco nella mattinata di mercoledì 21 agosto, effettivamente, la deriva mobile appare parzialmente sollevata. Questo potrebbe quindi spiegare la particolare instabilità dello yacht al momento della tragedia. Mentre l’incredibile velocità con cui la barca sia affondata potrebbe essere spiegata, secondo l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ex capo di Stato maggiore della Marina Militare, con l’apertura dei portelli che potrebbe aver fatto sì che il Bayesian diventasse improvvisamente più pesante imbarcadndo tonnellate di acqua. Ma anche questa è un’ipotesi che andrà dimostrata.

Il mistero dell’SOS 

I primi soccorsi erano arrivati direttamente dal veliero olandese che si trovava poco distante. L’equipaggio ha spiegato che, mentre cercava di stabilizzare il Sir Robert Baden Powell, aveva tentato di evitare ogni possibile impatto proprio con il Bayesian. Che però, alla fine della tempesta, era letteralmente scomparso. Resta da capire se, in quel momento, l’equipaggio del superyacht abbia effettivamente mandato una richiesta di soccorso. Tutti i superstiti hanno riferito che, tra l’inizio della tempesta e l’affondamento della barca, non sono passati più di cinque minuti. Un dettaglio compatibile con quanto accaduto nel momento dei soccorsi: i superstiti sono riusciti a raggiungere la zattera di salvataggio direttamente dall’acqua e non dall’imbarcazione. Un segno che l’affondamento è avvenuto molto rapidamente.
Difficile, al momento, capire anche se l’SOS sia stato inviato anche tramite l’apparecchiatura elettronica o solo utilizzando un razzo. Un pescatore locale ha spiegato invece di aver visto dalla riva, intorno alle 4.30, un razzo rosso, e di essere andato immediatamente sul posto, ma all’arrivo ha trovato solo alcuni resti del Bayesian che galleggiavano in acqua.

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