Il 52% dei medici e il 45% degli infermieri dichiara di essere in burnout ovvero di non riuscire a gestire le difficoltà del lavoro quotidiano.
A soffrire di burnout sono soprattutto le donne che, non a caso, sono più colpite dalle aggressioni al personale.
Secondo i dati contenti nel terzo Rapporto su Salute e Sistema Sanitario dell’Osservatorio Salute, Legalità, Previdenza di Fondazione Enpam e Eurispes, i compensi sono inferiori del 22% rispetto alla media dello stipendio percepito dai colleghi negli altri Paesi europei.
Il rapporto evidenzia come la crescita del personale sanitario in Italia si sia fermata nel 2008 e da quel momento il numero di nuovi assunti è stato sempre inferiore a quello dei medici che sono andati in pensione, creando la carenza di medici che oggi appare sempre più evidente e preoccupante. I numeri rivelano anche il crescente ricorso al personale a tempo determinato, che ha conosciuto un forte incremento negli anni della pandemia; tra il 2019 e il 2022 ha sfiorato il 45%.
Particolarmente preoccupante è poi l’abbandono del servizio nazionale per andare a lavorare nel privato o all’estero, opzioni che offrono benefici come orari più flessibili, maggiore autonomia professionale, minore burocrazia.
Il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara ha sottolineato che “occuparsi di salute richiede un approccio olistico, intersettoriale, dinamico, nazionale e internazionale, ma richiede anche la capacità di calarsi, di volta in volta, in precise aree disciplinari o problematiche specifiche, al fine di osservarle, analizzarle e formulare osservazioni e proposte. Il Rapporto che presentiamo oggi -continua Fara- si sviluppa proprio lungo queste direttrici e il messaggio che emerge è chiaro: la salute, più che mai al centro del dibattito pubblico, è una questione che coinvolge tutti i livelli decisionali e richiede la partecipazione di settori diversi, dalla pianificazione urbana alle politiche ambientali, dall’istruzione alla tecnologia. Solo attraverso un approccio integrato e sostenibile sarà possibile sviluppare politiche che non si limitino alla gestione del Sistema sanitario, ma promuovano il benessere complessivo delle persone e delle comunità. Questo significa proporre nuovi modelli organizzativi, approcci innovativi alla salute pubblica e paradigmi avanzati che considerino la prevenzione, gli stili di vita e le condizioni sociali come centrali per la tutela della salute, elementi fondamentali su cui iniziare a lavorare, insieme, in modo serio e concreto”.
Per contrastare il fenomeno delle aggressioni al personale medico, le nuove regole contro le aggressioni negli ospedali prevedono fino a 5 anni di carcere e 10mila euro di multa per chi aggredisce il personale sanitario
È stato da poco pubblicato in Gazzetta il decreto legge che punisce le aggressioni e i danneggiamenti nelle strutture sanitarie. Il governo ha voluto così porre un freno alle sempre più ricorrenti aggressioni nei pronto soccorso nei confronti del personale.
Troppo spesso le corsie degli ospedali vengono prese d’assalto da gruppi di parenti di persone decedute che sfogano la propria rabbia sul personale sanitario.
Con le nuove norme è prevista la pena aggravata per i danneggiamenti all’interno delle strutture sanitarie pubbliche e private. Sarà possibile compiere l’arresto in flagranza, anche differita, non oltre le 48 ore, per violenze o minacce al personale sanitario se vi sono filmati o altre prove del reato. La pena è aumentata se a compiere l’aggressione sono più persone.
Mancano però le telecamere per una videosorveglianza efficace in molti ospedali e un investimento che i sindacati calcolano in 10 miliardi.
Tutto il settore appare in crisi con la carenza di medici, in fuga soprattutto dai pronto soccorso che obbligano il personale a turni massacranti e lo espongono a continue aggressioni. Le violenze sono provocate, anche, da enormi disservizi legati al numero insufficiente del personale in corsia. Un circolo vizioso che può essere fermato soltanto con ingenti investimenti nel settore.


