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Petroliere affondate nel Mar Nero, la Russia dichiara lo stato d’emergenza

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La situazione si fa sempre più critica: tutte le autorità russe sono attive nel disperato tentativo di contenere la marea nera che ha già sterminato buona parte della fauna marina.

La situazione del disastro ambientale causato dall’affondamento di due petroliere nel Mar Nero si fa sempre più critica e la Russia ha finito per dichiarare lo stato d’emergenza. Lo ha annunciato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, invitando tutte le autorità governative a compiere “il massimo sforzo” per far fronte alle conseguenze della fuoriuscita di migliaia di tonnellate di combustibile in seguito all’incidente, avvenuto a metà dicembre tra la Russia e l’annessa Crimea.

 

Lo stato d’emergenza

A decretare lo stato d’emergenza, probabilmente su impulso del Cremlino, è stato il leader della Crimea, Serghei Aksionov. Il petrolio fuoriuscito dalle navi affondate nello stretto di Kerch, che collega il territorio russo proprio con la Crimea, ha già ucciso e continua ad uccidere diversi animali marini (uccelli, pesci, crostacei e mammiferi di varie specie). “La situazione è davvero critica. Sfortunatamente, le conseguenze negative sul piano ecologico sono inevitabili. Purtroppo, al momento è impossibile calcolare l’entità del danno causato all’ambiente“, ha spiegato Peskov, citato da agenzie di stampa russe.

 

La corsa contro il tempo

Le conseguenze dell’incidente sono comunque così gravi da vedere coinvolti diversi Ministeri della Russia. Tutte le autorità lavorano senza sosta nel tentativo di limitare il danno ambientale, che ormai non può più essere del tutto scongiurato. “Tutte le aree di inquinamento individuate nella zona acquatica sono state pulite“, assicura una nota del Ministero dei Trasporti. La preoccupazione però rimane e traspare anche dalle parole di Alexander Kourenkov, ministro russo per le Situazioni d’emergenza: “La minaccia di una nuova perdita di olio combustibile nel Mar Nero, a causa delle petroliere affondate e dello sversamento sulle coste, persiste“.

 

L’incidente

L’incidente era avvenuto nello stretto di Kerch il 15 dicembre scorso: una tempesta nella zona aveva coinvolto due petroliere russe, Volgoneft-212 e Volgoneft-239. Una era affondata, l’altra invece si era incagliata. Le due navi trasportavano complessivamente 9.200 tonnellate di olio combustibile e si stima che almeno il 40% si sia riversato in mare. Dopo l’incidente, c’era stata la mobilitazione di migliaia di volontari, accorsi per pulire le spiagge nel Sud-Ovest della Russia, tra l’altro in una zona turistica, dove le sabbie chiare e finissime sono state ricoperte da un olio combustibile fortemente appiccicoso, che non ha lasciato scampo a migliaia di animali marini. Tuttavia, la semplice mobilitazione dei cittadini non basta, anche perché le attrezzature sono generalmente inadeguate. Anche lo stesso Vladimir Putin, la scorsa settimana, aveva ammesso che quanto accaduto nel Mar Nero è un “disastro ecologico“.

 

La Crimea tra ambiente e geopolitica 

La penisola della Crimea, che come testimoniano i passaggi di popolazioni nel corso della storia ha una enorme valenza economica e geopolitica, da tempo è contesa da Ucraina e Russia ma è dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica che la situazione è diventata sempre più tesa. L’allora leader dell’URSS, Nikita Kruscev, nel 1954 decise di donare la Crimea alla Repubblica Sovietica dell’Ucraina, ma l’attuale Federazione Russa non riconosce quella cessione in quanto non confermata da un apposito referendum come prevedeva la Costituzione sovietica.
La questione non è solo puramente economica, ma anche etnica: la maggioranza della popolazione della Crimea, circa il 72%, parla russo, mentre l’ucraino è parlato da poco più del 12% degli abitanti.
Subito dopo il referendum popolare che aveva portato all’indipendenza da Kiev, nel 2014, la Crimea era stata annessa alla Russia: un colpo di mano mai riconosciuto dall’Unione europea né dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Con lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, la Crimea è diventata spesso teatro di battaglie e attacchi, come quello ucraino che danneggiò gravemente il Ponte di Kerch nell’ottobre di due anni fa.
La guerra ha causato in Crimea un impatto ambientale devastante, come dimostra anche un’apposita mappa realizzata da Greenpeace. Ad una situazione già delicata, quindi, recentemente se n’è aggiunta una nuova, ancora più tragica per i suoi effetti.

 

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