Con oltre un miliardo di euro all’anno e 115 milioni di chili nel carrello, la frutta secca è uno degli alimenti più salutari inseriti sempre più spesso nel carrello dagli italiani.
Per proteggere i consumatori e permettere loro di sapere cosa acquistano è scattata, dal 1 gennaio, l’indicazione d’origine obbligatoria per mandorle, nocciole, fichi secchi e pistacchi sgusciati. Finora l’obbligo esisteva solo per la frutta in guscio. Coldiretti fa sapere che con le nuove norme, che si applicano anche alla frutta essiccata e a prodotti come funghi non coltivati, zafferano e capperi, le informazioni sulla provenienza del prodotto devono essere ben visibili e “l’indicazione del paese d’origine deve risaltare maggiormente rispetto all’indicazione del paese in cui è avvenuto l’imballaggio.”
Dal 1° gennaio 2025 è scattato l’obbligo dell’indicazione d’origine della frutta secca sgusciata, dalle nocciole alle mandorle, dai fichi secchi ai pistacchi, mettendo finalmente in trasparenza un settore che negli ultimi anni ha registrato una forte crescita dei consumi
— Coldiretti (@coldiretti) January 2, 2025
Coldiretti sottolinea però che l’obbligo non si applica alla frutta secca utilizzata nei prodotti dolciari come le creme spalmabili. Come sempre in questi casi il rischio è che i prodotti contengano della frutta che proviene da Paesi che utilizzano pesticidi proibiti nell’Unione europea ma il cui utilizzo è legale in Paesi extra Ue, con il risultato che le sostanze tossiche possono essere contenute nei prodotti finiti importati in Europa. Un esempio sono le nocciole turche e i pistacchi iraniani.
Per questo le maggiori associazioni di produttori italiane chiedono da tempo che l’Unione imponga il principio di reciprocità sul suo territorio scongiurando il rischio che i fitofarmaci siano consumati dagli europei e che i prodotti extra Ue godano di una concorrenza sleale di fatto che li rende molto competitivi a danno dei produttori che rispettano le regole comunitarie.
Resta aperta la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che renda obbligatoria l’origine degli ingredienti su tutti gli alimenti in commercio nella Ue. Ciò renderebbe impossibile spacciare per italiani prodotti che non lo sono ma che attualmente possono essere dichiarati tali se l’ultima parte della lavorazione del prodotto avviene in Italia. L’obiettivo prefissato è un milione di firme. :”Chiediamo che i cittadini consumatori europei abbiano accesso a informazioni trasparenti rispetto ai prodotti alimentari che acquistano e che siano altresì rispettate le loro aspettative in termini di elevati standard di qualità e sostenibilità. Chiediamo inoltre che siano esplicite e chiare le indicazioni dell’origine di provenienza per tutti i prodotti che entrano nel mercato comune, e che siano rispettati gli stessi standard dal punto di vista ambientale, sanitario e delle norme sul lavoro previsti nel mercato interno a tutela della salute dei cittadini consumatori e del pianeta”
Sei sicuro di quello che mangi?
Se vuoi saperlo, partecipa alla nostra raccolta firme per una legge di iniziativa popolare europea per rendere obbligatoria l’etichettatura di origine.
Firma anche tu per una tavola più trasparente e giusta https://t.co/rgvpUsXBo9 pic.twitter.com/hPD2FwisgI— Coldiretti Giovani (@ColdirettiG) October 22, 2024
Coldiretti sottolinea in una nota che “L’etichettatura obbligatoria dei cibi è una battaglia storica della Coldiretti ed è stata introdotta per la prima volta in tutti i Paesi dell’Unione Europea nel 2002 dopo l’emergenza mucca pazza nella carne bovina per garantire la trasparenza con la rintracciabilità e ripristinare un clima di fiducia. Da allora molti progressi sono stati fatti, con l’indicazione della provenienza che è stata estesa a circa i quattro quindi della spesa, anche se resta anonima l’origine dei legumi in scatola, della frutta nella marmellata o nei succhi, del grano impiegato nel pane, biscotti o grissini senza dimenticare la carne o il pesce venduti nei ristoranti.”


