“Marcia Stop Pesticidi”, il 30 marzo in Veneto e Trentino-Alto Adige

“Marcia Stop Pesticidi”, il 30 marzo in Veneto e Trentino-Alto Adige

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Una “Marcia Stop Pesticidi” per chiedere “un’agricoltura libera da pesticidi e nuovi OGM”, è quella organizzata in Veneto e in Trentino-Alto Adige le due regioni più interessate dai danni causati dall’uso di pesticidi.

La manifestazione del 30 marzo a cui aderisce il WWF vuole mettere in guardia contro i rischi legati all’uso di pesticidi in agricoltura.L’Italia– si legge nel comunicato- resta ancora senza un Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi, scaduto dal 2019 e mai rinnovato con disposizioni più stringenti come l’obbligo della distanza di sicurezza inderogabile di almeno 50 metri dalle abitazioni per i trattamenti fitosanitari e l’obbligo dell’attuazione delle Linee guida per la tutela delle acque e della biodiversità, definite da un Decreto interministeriale del 2015, ad oggi mai applicato.”

La richiesta è “che la riduzione dell’uso dei pesticidi continui a rappresentare una priorità dell’Unione europea. I manifestanti sollevano dubbi anche sulle Tea, Tecniche di Evoluzione Assistita, che a loro avviso non costituiscono una valida alternativa all’agricoltura tradizionale.

L’Italia è molto attiva nella richiesta del “principio di reciprocità” che consiste nell’esigere che in Europa non entrino prodotti realizzati utilizzando fitofarmaci proibiti nell’Unione europea per ragioni di sicurezza. Nonostante ciò le associazioni ambientaliste lamentano il fatto che nell’Unione si continuino ad utilizzare pesticidi che non sono innocui per l’uomo e che a causa del cosiddetto “effetto deriva” dagli alberi si spostano nei campi e da lì raggiungono le aree circostanti fino ad essere ritrovati nelle falde acquifere e nell’aria. Il problema di salute investe in primis gli agricoltori che utilizzano queste sostanze e sono più a rischio di contrarre malattie correlate all’esposizione prolungata. L’Italia, ricorda il WWF, è “saldamente al quarto posto in Europa per vendita e utilizzo di pesticidi chimici”, ma il fenomeno riguarda tutta l’Unione Europea.

I manifestanti lamentano che con la “Visione dell’Agricoltura e Alimentazione” presentata dall’Ue l’obiettivo di riduzione del 50% dei pesticidi entro il 2030 contenuto nella Politica Agricola Comune (PAC) è stato accantonato. Il nuovo principio stabilito vuole che i pesticidi possano essere vietati soltanto nel momento in cui esistano “valide alternative” al loro uso.
Le associazioni ambientaliste continuano a chiedere che l’Unione e l’Italia puntino con decisione sull’agroecologia e sul biologico, considerate le uniche vere alternative agli allevamenti intensivi in grado di assicurare la salute dei consumatori.

Sul biologico l’Italia è tra i Paesi leader in Europa; “alla fine del 2023, ha toccato quasi 2,5 milioni di ettari (+4,5%, rispetto al 2022), pari al 19,8% della superficie agricola utilizzata (SAU) considerando che la superficie agricola utilizzata arriva a 12,4 milioni di ettari complessivi.”

il WWF fa inoltre notare che “Il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, redatto da ISPRA con lo scopo di illustrare l’impatto sulle acque superficiali e sotterranee derivante dall’uso dei pesticidi, è infatti fermo al monitoraggio del 2021”.

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