Michele Giuli è un professore di storia 29enne che lo scorso 15 aprile aveva iniziato lo sciopero della fame per chiedere al presidente Mattarella di non firmare il dl sicurezza. Alla viglia del processo che lo vede imputato per diffamazione contro Eni, ha raccontato a TeleAmbiente perché ritiene necessario protestare contro le cause della crisi climatica e le minacce alla democrazia:
Michele Giuli ha così spiegato il suo gesto: “Questo è il mio dovere, credo. Io ho scelto di farlo indipendentemente dal mio ruolo di insegnante, perché penso che sia necessario dalla gravità della situazione ambientale e democratica e sociale in Italia. Ma credo che faccia bene agli studenti sapere che faccio anche questo, mentre insegno storia, e dimostrare nel lato pratico che la storia è fatta di questo. È fatta di gente che si muove, è fatta di volontà, è fatta di azione ed è fatta di sangue. Io insegno degli studenti, insegno storia, insegno resistenza, insegno come è stata formata questa democrazia“- spiega Giuli- “L’idea di non fare nulla, mentre che il Presidente della Repubblica non difende i valori fondanti di questa democrazia, sarebbe contrario al mio lavoro, sarebbe contrario alla mia professione da cittadino, da insegnante. La storia è fatta di azioni, la storia non è soltanto la storia dei re, la storia dei potenti, la storia delle battaglie, nonostante ovviamente sia un aspetto importante, ma è la storia delle persone. E questo cerco di trasmettere in un’epoca in cui c’è una totale sfiducia per la propria azione politica da parte della maggioranza.”
Riguardo al necessità di agire anche contro atti normativi legittimi come un decreto legge, Giuli ribadisce la necessità di vigilare sull’operato dei governi perché la democrazia può essere erosa dall’interno e con metodi legittimi: “La democrazia si erode sempre dall’interno e questa è assolutamente una legge storica. Ricordiamo che Hitler salì al governo in una maniera semilegale. La stessa cosa fu in realtà per Mussolini, nel senso che non fu un colpo di stato totale, ma fu una concessione da parte di alcuni elementi democratici e alcuni elementi dell’elite a Mussolini come alternativa ad un sistema parlamentare che non funzionava più. In questo momento il sistema parlamentare non sta funzionando e quindi c’è una tendenza dappertutto, da sempre più persone del pubblico, soprattutto anche giovani, a dire che preferiamo un uomo forte che questo sistema disfunzionale, troppo lento, troppo burocratico. Però la maggioranza non è sempre l’assioma della democrazia, perché ogni sistema si basa su dei valori e in questo caso la decretazione d’urgenza si dovrebbe fare per delle urgenze. Non si può imporre a una popolazione, che è la maggioranza, leggi repressive che vanno a colpire soprattutto i più deboli senza passare per un normale processo parlamentare. Anche perché -continua Giuli- questo governo, sì, è stato votato dalla maggioranza dei votanti, ma non rappresenta la maggioranza, perché abbiamo, uno, una crisi di votanti, due, abbiamo un premio di maggioranza, questo falsa completamente, come possono rappresentare la popolazione italiana, hanno una sovrarappresentazione rispetto al numero di persone che veramente ha stima e veramente darebbe le chiavi a questo governo per fare determinate cose e di questo sembrano non curarsene. Comunque non è solamente una questione di questo governo, c’è una tendenza all’autoritarismo che è uguale in tutto il mondo, è nel mondo occidentale. La democrazia non è semplicemente questo, di democrazia ci sono tantissimi modelli e noi progressisti, noi persone che vogliono un futuro che sia diverso dallo scegliere tra l’uomo forte o un sistema disfunzionale, abbiamo il dovere di parlare di questi diversi modelli di democrazia, abbiamo il dovere di metterli in pratica, abbiamo bisogno anche di combattere perché siano divulgati a tutti.”


