La Lombardia si sta dotando di un’apposita legge regionale sugli impianti di fonti energetiche rinnovabili, ma tutti i territori inseguono affannosamente i target fissati dal Pniec e dal Decreto Aree Idonee. Ma mentre una sola Regione, al ritmo attuale, potrebbe soddisfare gli obiettivi al 2030, in altre i ritardi potrebbero raggiungere addirittura i 45 anni rispetto a quanto previsto dai target di decarbonizzazione fissati a livello locale.
Il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), che definisce nel dettaglio le modalità con cui l’Italia intende raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione attraverso diverse tappe intermedie, è stato aggiornato e fissato dal governo. Per raggiungere gli obiettivi, però, considerare una media nazionale è fuorviante e non esauriente. Vanno infatti considerati, a livello regionale e locale, i punti di partenza e le previsioni della nuova potenza installata con impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Non tutte le Regioni, d’altronde, hanno dei progetti ambiziosi o definiti per legge, e questa enorme disomogeneità tra i vari territori poi finisce per ripercuotersi, in modo negativo, a livello nazionale.
La Lombardia, ad esempio, si sta dotando di una legge regionale, approvata dalla Giunta martedì 15 aprile e ora verso l’approdo in Consiglio per il voto definitivo, che punta ad aumentare la produzione e l’autonomia energetica incrementando le fonti rinnovabili, e in particolar modo tramite gli impianti fotovoltaici e agrivoltaici. Seguendo le indicazioni del Pniec, la Regione Lombardia ha in primis fissato gli obiettivi da raggiungere entro il 2030, ma ha anche mappato il proprio territorio per individuare le aree in cui installare gli impianti. Si è scelto infatti di individuare la aree in cui, oltre alla garanzia di raggiungere gli obiettivi di nuova potenza installata, l’impatto sull’ambiente, sul paesaggio e sul suolo agricolo non sia eccessivo. Non solo: i criteri definiti dalla legge regionale di prossima approvazione comprendono anche una distribuzione equilibrata dei target di potenza nelle varie zone, ma anche fattori di natura economica, sociale e territoriale. Un buon passo avanti, come sottolinea anche Energia Oltre. Che però potrebbe non bastare.
Troppe Regioni vanno ancora piuttosto a rilento e, come ricorda anche Legambiente, con il ritmo attuale l’Italia non riuscirà a raggiungere gli obiettivi di nuova energia da fonti rinnovabili al 2030. Per diversi motivi, ci sono Regioni come Sardegna e Toscana che stanno bloccando l’individuazione e la determinazione di nuove aree idonee. Il risultato è che la rinnovabili in Italia continuano a crescere, ma ancora troppo lentamente per raggiungere gli obiettivi fissati al 2030. Lo confermano i dati contenuti nel report ‘Scacco matto alle rinnovabili 2025’ di Legambiente: nel 2024, l’Italia ha prodotto 7.477,8 MW di rinnovabili, ma è nei prossimi cinque anni che è chiamata ad accelerare ulteriormente. La potenza complessiva di energia prodotta da rinnovabili attualmente si attesta intorno ai 74.303 MW, con gli impianti che garantiscono il 41,1% del fabbisogno energetico nazionale. Solo otto Regioni su 20, tuttavia, sono in linea con gli obiettivi fissati non solo dal Pniec, ma anche dal Decreto Aree Idonee. Considerando le nuove installazioni dal 2021 ad oggi, chi fa meglio è il Lazio, seguito da Lombardia e Veneto.
Va ricordato che il Decreto Aree Idonee si basa su un dato incontrovertibile: la diffusione delle rinnovabili nei vari territori d’Italia è piuttosto disomogenea e per ogni Regione, in base alla situazione di partenza, è stato fissato un rispettivo potenziale realizzabile. Per questo anche gli obiettivi variano a livello regionale: dal punto di vista della nuova potenza da installare, chi è più indietro di tutti è la Puglia, seguita da Sardegna e Calabria. E pensare che, per colmare lacune rispettivamente di -316, -186 e -163 MW basterebbero pochi nuovi impianti a fonti rinnovabili, e neanche di dimensioni colossali. Ci sono poi altri obiettivi del Decreto Aree Idonee che vedono quasi tutte le Regioni molto indietro: le peggiori sono Valle d’Aosta, Molise, Calabria, Sardegna e Umbria, che potrebbero registrare ritardi dai 20 ai 45 anni rispetto agli obiettivi. Ritardi assolutamente vergognosi e inaccettabili, ma va ricordato che tutti i territori devono fare molto di più: al ritmo attuale, infatti, solo il Lazio potrebbe raggiungere gli obiettivi prefissati entro il 2030.


