In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Transizione energetica e decarbonizzazione, a che punto è l’Italia?; 2) Open-es Camp, così l’ESG può fare crescere le piccole e medie imprese; 3) Treni, nelle Marche si viaggia green con le automotrici storiche; 4) Le microplastiche penetrano con facilità nelle foglie
In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress:
1) Transizione energetica e decarbonizzazione, a che punto è l’Italia?: Dopo un 2023 che aveva dato segnali positivi, grazie ad un taglio delle emissioni di gas serra in linea con gli obiettivi nazionali di decarbonizzazione, la frenata dell’Italia del 2024 (con una riduzione stimata solo intorno al 2%), preoccupa molto. È quanto emerge dalla sesta edizione del Rapporto “10 Key Trend sul clima”, realizzato da Italy for Climate e pubblicato in occasione della Giornata mondiale della Terra, che fornisce una rappresentazione sintetica delle tendenze rilevanti in materia di clima ed energia che hanno caratterizzato l’Italia nel 2024. Il Rapporto restituisce l’immagine di un Paese che ancora non sta marciando con il passo giusto sulla via della transizione energetica e che paga i costi sempre più salati degli impatti crescenti della crisi climatica. Crescono infatti gli eventi climatici estremi, dai 3.400 del 2023, siamo saliti a 3.631 – di cui oltre 1.600 episodi di piogge intense, mille raffiche di vento, quasi 700 grandinate e oltre 300 tornado. Ma non solo, la temperatura ha raggiunto un aumento di 1,5 °C rispetto alla media 1991-2020, contro una media mondiale di circa +0,65. L’unico ambito della transizione energetica su cui si può promuovere l’Italia – ma non a pieni voti – è quello delle rinnovabili, con eolico e solare che insieme hanno raggiunto +7,5 GW di nuovi impianti installati, un salto in avanti rispetto ai 5,7 GW del 2023 ma ancora lontano dagli oltre 10 GW all’anno che sarebbero necessari per conseguire i target 2030. Ed è grazie alla crescita delle rinnovabili degli ultimi tre anni, che nel 2024 hanno rappresentato il 49% della produzione nazionale, che l’Italia è riuscita (in soli due anni) a tagliare di 7 punti percentuali la dipendenza energetica dall’estero (passata dal 79% del 2022 al 72% nel 2024) riducendo così le importazioni dei costosi combustibili fossili. “La pagella 2024 per l’Italia, purtroppo, presenta poche luci e tante ombre. Tuttavia, una di queste luci ci restituisce anche un insegnamento importante – afferma Andrea Barbabella, Responsabile scientifico di Italy for Climate – la crescita delle installazioni di impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili non è un dato positivo solo per il clima, ma anche per la nostra sicurezza e per la nostra economia: in un paio di anni appena abbiamo installato impianti eolici e fotovoltaici in grado di produrre, ogni anno da qui ai prossimi 15-20 anni, circa 16 miliardi di kWh”.
2) Open-es Camp, così l’ESG può fare crescere le piccole e medie imprese: Aiutare le imprese, soprattutto quelle medio-piccole, che costituiscono la spina dorsale del sistema economico italiano, ad acquisire competenze e creare relazioni che le aiutino a raggiungere gli obiettivi ESG (Environment, Sustainability, Governance). Questo è l’obiettivo di Open-es Camp, l’iniziativa messa in campo dall’alleanza Open-es, per connettere aziende, banche, associazioni ed istituzioni in un ecosistema collaborativo, a supporto dello sviluppo e della crescita sulle dimensioni della sostenibilità. In questi giorni si è chiusa a Milano proprio la seconda edizione di Open-es Camp, in collaborazione con KPMG, che ha visto la partecipazione di 50 piccole e medie imprese, 8 squadre con relativi project work e 90 partecipanti. La chiusura milanese è stata anche l’occasione per premiare i progetti migliori realizzati dai gruppi di lavoro.
3) Treni, nelle Marche si viaggia green con le automotrici storiche: Un passo decisivo verso una mobilità ferroviaria più sostenibile e innovativa, nel segno della memoria. È stato completato il progetto di conversione a metano liquido di due storiche automotrici diesel ALn668 di Fondazione FS Italiane: un intervento di rigenerazione che nasce da un memorandum d’intesa siglato nel 2019 dal Gruppo FS con Hitachi Rail e Snam con l’obiettivo di convertire una parte dell’attuale flotta di treni storici e turistici da diesel a GNL e BioGNL, per renderli più green.
4) Le microplastiche penetrano con facilità nelle foglie: La diffusione delle microplastiche nell’ambiente è in forte aumento. Particelle di plastica così piccole da non poter essere viste ad occhio nudo sono state trovate quasi ovunque: mari, fiumi, suoli, aria, animali, alimenti, bevande e vari tessuti umani, tra cui il cervello e la placenta. Un recente studio pubblicato sulla rivista Nature ha sollevato nuovi livelli di allarme: le microplastiche presenti nell’aria sono in grado di penetrare con semplicità nelle foglie delle piante, aggirando il loro sistema di difesa, provocando danni non solo all’interno degli ortaggi o degli alberi, ma anche nel corpo degli animali erbivori che se ne nutrono o degli esseri umani. Secondo lo studio, le principali microplastiche che sono state rilevate nelle foglie appartengono a due polimeri largamente diffusi: il polietilene tereftalato (PET) e il polistirene (PS). Due delle molecole comunemente utilizzate per la produzione di imballaggi per bevande e tessuti sintetici. Per misurare la loro concentrazione nell’ambiente, gli scienziati hanno esaminato piante cresciute in diversi ecosistemi, come gli ambienti urbani e gli agroecosistemi. Le analisi hanno dimostrato che anche lontano dalle città, le piante assorbono involontariamente ingenti quantità di microplastiche che poi si integrano nella catena trofica, contaminando gli organismi che se ne nutrono. I ricercatori hanno preso in esame tre specie botaniche di uso comune: il grano (Triticum aestivum), la lattuga (Lactuca sativa) e Arabidopsis thaliana, una pianta spesso utilizzata nei laboratori per scopi scientifici. Le microplastiche sono state riscontrate non solo sulle foglie, ma anche nei tessuti interni, dimostrando così che queste particelle inquinanti riescono a infiltrarsi nel sistema linfatico vegetale. Precedenti studi condotti in Australia, avevano analizzato anche le foglie della specie Chirita sinensis, evidenziando – a loro volta – la capacità di assorbire microplastiche dall’ambiente. In alcuni casi, l’assorbimento delle microplastiche è avvenuto anche attraverso le radici, portando all’accumulo di sostanze tossiche all’interno dei vegetali destinati al consumo umano. Secondo lo studio, l’assorbimento involontario delle piante, che avviene anche a livello radicale, potrebbe spiegare perché, da alcuni anni, medici e ricercatori rilevino tracce di microplastiche anche nel sangue umano, sollevando interrogativi sempre più pressanti sugli effetti a lungo termine per la salute.


