All’indomani del grande blackout che ha interessato il 28 aprile scorso Spagna, Portogallo e parte della Francia anche qui in Italia si è aperto il dibattito sulla tenuta del nostro sistema elettrico. E la domanda che sorge spontanea è: potrebbe accadere anche da noi?
Gli esperti sono concordi: sebbene il pericolo non sia azzerabile, la rete elettrica italiana è tra le più moderne e robuste d’Europa con 75 mila chilometri di linee ad alta tensione, 910 stazioni elettriche e 30 interconnessioni con l’estero gestite da Terna. Insomma, il sistema elettrico italiano appare oggi ben strutturato grazie anche agli investimenti e alle lezioni apprese dal grande blackout del 2003.
In altre parole, la situazione è ben diversa da quella di Spagna e Portogallo. L’Italia, infatti, beneficia di una rete maggiormente interconnessa con l’estero, in particolare con Francia, Svizzera e Balcani. Questa rete consente di compensare eventuali squilibri tra domanda e offerta, contribuendo alla stabilità del sistema. Tuttavia, le interconnessioni restano un punto critico su cui anche nello Stivale bisogna investire con lo scopo di aumentare la sicurezza energetica complessiva.
Un altro elemento di forza del nostro sistema è la distribuzione più capillare degli impianti, che rende la rete meno vulnerabile a eventi localizzati.
Dall’altra parte, l’introduzione delle fonti rinnovabili – necessarie per combattere il camiamento climatico – introduce nuove sfide, come l’intermittenza della produzione e l’imprevedibilità di alcuni flussi. Per affrontarle, il nuovo piano di sviluppo 2025-2034 prevede 23 miliardi di euro di investimenti. Tra gli interventi principali, l’Hub Tirrenico, il rafforzamento della rete per resistere a eventi climatici estremi e nuove stazioni di smistamento in Sicilia dedicate alla gestione dell’energia rinnovabile.
Cosa è successo in Spagna?
Il blackout del 28 aprile che ha colpito Spagna, Portogallo e parte della Francia ha riacceso il dibattito sulla transizione energetica, in particolare sul ruolo delle fonti rinnovabili nel mix energetico spagnolo. Mentre alcuni hanno indicato l’elevata penetrazione di rinnovabili come possibile causa, la realtà è più complessa.
La Spagna è tra i Paesi europei che hanno accelerato maggiormente sulla transizione green, puntando con decisione su eolico e fotovoltaico. Il 16 aprile, per la prima volta nella storia, l’intero fabbisogno elettrico è stato coperto da fonti rinnovabili. Tuttavia, la transizione comporta anche una trasformazione dell’infrastruttura: le rinnovabili, essendo dislocate in aree ventose o soleggiate, richiedono reti capaci di trasportare energia su lunghe distanze e reagire rapidamente agli sbalzi di produzione.
Secondo Red Eléctrica, il blackout si è sviluppato in sei passaggi: due cali di potenza ravvicinati, il secondo dei quali più grave, hanno provocato il distacco della rete francese e una perdita massiccia di potenza, in particolare da impianti solari situati in Estremadura. In soli cinque secondi, l’intera rete è collassata. Tuttavia, il blackout non può essere attribuito alle rinnovabili in sé. Al momento dell’interruzione, il 78% dell’elettricità immessa nella rete proveniva da fonti non fossili, inclusi fotovoltaico, eolico e nucleare.
Il problema, come hanno sottolineato gli esperti, è strutturale: l’attuale rete non è ancora in grado di gestire la variabilità delle fonti non programmabili. Serve un’infrastruttura più resiliente, sistemi di accumulo, e una rete intelligente che possa bilanciare la produzione in tempo reale. Il blackout ha evidenziato i limiti del sistema esistente, non gli errori della transizione.
Il premier Pedro Sanchez ha respinto l’idea che le rinnovabili siano la causa diretta del blackout e ha avviato un’indagine indipendente con il coinvolgimento della Commissione Europea. Ha inoltre promesso massima trasparenza sui risultati e un piano per evitare il ripetersi di simili eventi. Intanto, l’opposizione ha colto l’occasione per chiedere un ripensamento della chiusura delle centrali nucleari prevista entro il 2035 e un confronto parlamentare immediato.
In sintesi, il blackout non è stato causato da un attacco esterno né da un evento estremo, ma ha messo in luce la fragilità di una rete ancora tarata sul passato, nonostante i grandi progressi nella produzione da fonti rinnovabili. L’episodio rappresenta un campanello d’allarme: per completare la transizione energetica, non basta produrre energia pulita, bisogna anche modernizzare il sistema che la distribuisce.


